Il Tirreno

Prato

Tra la Cooperativa Cellini e Castelnuovese un matrimonio riparatore

Maria Lardara
La sede della Cooperativa Cellini
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La sede della Cooperativa Cellini

L’impresa del Valdarno, perquisita nell’ambito dell’indagine su Banca Etruria, ha rilevato il ramo della newco di Prato Cantieri Italia che si occupa di edilizia

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PRATO. Gli uni sono sempre stati bravi nel ramo della metalmeccanica strizzando l’occhio al fotovoltaico, gli altri navigano da sessant’anni sulla cresta dell’onda dell’edilizia. I primi sono di Prato, i secondi di San Giovanni Valdarno (provincia di Arezzo), con un fatturato che nel 2013 sfiorava i 24 milioni di euro.Ha il sapore di un matrimonio “riparatore” quello contratto tra la Cooperativa Cellini Gtc e la cooperativa di costruzioni Castelnuovese, finita in questi giorni nell’occhio del ciclone per le perquisizioni della Guardia di Finanza di Arezzo legate al caso di Banca Etruria.

Tra le righe di un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore proprio da Lorenzo Rosi, ex presidente di Banca Etruria e fino al luglio 2014 anche della coop Castelnuovese, si evince il succo della recente operazione che ha interessato un’azienda pratese per molti anni ritenuta il fiore all’occhiello del settore dell’impiantistica: come confermato da fonti sindacali, la cooperativa di San Giovanni Valdarno ha rilevato il ramo d'azienda della Cellini scendendo così al capezzale della coop pratese che il 16 novembre scorso aveva presentato al tribunale di Prato un concordato in continuità e aprendo una procedura di mobilità per 36 dei suoi 70 dipendenti, in cassa integrazione straordinaria dall’11 dicembre scorso.

Ma l’altra metà delle maestranze, soprattutto quelle specializzate nella metalmeccanica, era confluita in una Newco, la Cantieri Italia srl, nata per riassorbire tutta la corposa partita di appalti da 60-70 milioni di euro della Cellini. Ed è qui che entra in gioco la Castelnuovese di San Giovanni, come una delle due parti di cui si compone la Newco per il ramo dell’edilizia mentre l’altro pezzo della Cellini si occupa dell’impiantistica.

In pratica, rimarrebbero a lavorare solo poche unità – si tratta di personale amministrativo - nella sede pratese della coop Cellini, balzata in passato agli onori della cronaca per commesse illustri come l’appalto per il Padiglione Italia dell’Expo 2015, l’illuminazione dei nuovi Uffizi e l’ospedale di Monza per la cura della leucemia infantile.Le maestranze pratesi che di fatto ora riscuotono lo stipendio dalla cooperativa del Valdarno e per cui non si è fatto ricorso alla mobilità, sono dispiegate sui diversi cantieri della Cellini.

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«Il concordato sta andando avanti – spiega Mirko Zacchei della Fim-Cisl di Prato e Firenze - e i lavoratori stanno via via riscuotendo le ultime mensilità arretrate del 2015. La situazione di sofferenza della cooperativa Cellini, considerata da sempre un’eccellenza dell’economia locale, ha colto di sorpresa anche i sindacati. Purtroppo i lavoratori si sono rivolti a noi quando ormai era partita dall’azienda la richiesta di mobilità».

Il salvataggio della cooperativa pratese è affidato a una realtà in crescita che nel 2013, come si legge sul sito della Castelnuovese, ha macinato un utile di 1 milione e 440mila euro, arrivando ora a un fatturato di 75 milioni grazie all’assorbimento del ramo d’azienda della coop pratese Cellini con cui aveva dato vita, agli inizi del 2015, al consorzio Stabile (insieme alla coop Cmsa di Montecatini). Ma il motto “l’unione fa la forza” per restare più competitivi non sempre è sufficiente: era troppa la sovraesposizione bancaria della Cellini perchè si potesse evitare il concordato.

 

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