Il Tirreno

Prato

L'Arpat esclude rischi per la salute dopo l'incendio

I sacchi di propilene ammassati all'esterno della Com-Ital Plast di Montemurlo (foto Batavia)
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I sacchi di propilene ammassati all'esterno della Com-Ital Plast di Montemurlo (foto Batavia)

L'Agenzia per l'ambiente esclude la presenza di amianto e di diossine alla Com-Ital Plast. Allertato il depuratore del Calice per i residui finiti nelle fognature

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PRATO. Sono abbastanza tranquillizzanti i risultati dei primi sopralluoghi dei tecnici dell'Arpat, l'Agenzia regionale per l'ambiente, su quello che resta della Com-Ital Plast, l'azienda di Montemurlo distrutta da un incendio nella serata di giovedì 7 gennaio. "Da una prima ricognizione - si legge in una nota dell'Arpat - risulta che il materiale presente all'interno dell'azienda era costituito prevalentemente da polipropilene in granuli. Sulla base di tale tipologia di materiale plastico i prodotti di combustione sono costituiti prevalentemente da CO2, CO (vale a dire biossido di carbonio e ossido di carbonio, ndr), oltre a ceneri incombuste. Nella prima fase dell'incendio si possono generare aldeidi e chetoni che comunque vengono degradati dalle alte temperature".

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"Risulta invece da escludere la presenza di amianto - spiega l'Arpat - in quanto la copertura dei capannoni era stata sostituita con pannelli in lamiera e pannelli fotovoltaici. Le acque di dilavamento sono raccolte dalla fognatura che recapita all'impianto di depurazione Gida del Calice. Gida è stata avvisata e ha presidiato l'impianto per prevenire eventuali problemi che si potessero verificare. Sul posto sono ancora presenti i vigili del fuoco per spengere piccoli focolai. Non si evidenziano particolari criticità legate all'incendio per la dispersione/diluizione dei fumi di combustione, né la formazione di inquinanti persistenti. Non si ravvisa la necessità di provvedimenti contingibili ed urgenti a tutela della popolazione".

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In sostanza l'Arpat esclude che la combustione del propilene in granuli, i sacchi di materiale plastico ammassati nel deposito di via dell'Artigianato, possa aver prodotto diossine. Una eventualità invece molto probabile se all'interno dei sacchi fosse stato presente cloruro di polivinile, cioè Pvc.

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