Il Tirreno

Prato

«Ripresa lenta, troppe tasse e burocrazia»

di Brabara Burzi
«Ripresa lenta, troppe tasse e burocrazia»

Le previsioni di Lassi presidente di Rete Imprese: «Prato deve puntare sul turismo e per i giovani meglio mettersi in proprio»

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PRATO. La ripresa c'è, ma procede a passi lenti rispetto alla velocità con cui le aziende negli anni passati sono arrivate a toccare il fondo, a causa della crisi.

Le previsioni per il 2016 di Mauro Lassi, presidente di turno di Rete Imprese Prato (associazione di rappresentanza che riunisce gli artigiani e i commercianti di Cna Prato, Confartigianato Imprese Prato, Confesercenti, Confcommercio e Casartigiani) sono di qualche miglioramento, che stenterà a dare segni tangibili, complici l'alto carico burocratico e fiscale che minacciano di togliere linfa al tessuto economico locale.

Cosa si aspetta dal 2016 per le imprese?

«Mi aspetto che ci sia un miglioramento. Il fondo è stato toccato, d'ora in poi andremo incontro a una ripresa, che però sarà molto lenta. La paura non è del tutto passata: d'altronde, il sistema Paese non funziona, le tasse ci stroncano e i consumi non sono ancora risaliti, anche se in vista dei saldi, si stima che la spesa media pro capite delle famiglie sia superiore rispetto all'anno scorso».

Qual è in questo momento la zavorra ritenuta più pesante dagli imprenditori alla presa con il rilancio e lo sviluppo? E cosa vorrebbero lasciarsi alle spalle insieme all'anno appena trascorso?

«C'è troppa burocrazia, non la tolleriamo più. La produzione di documenti e materiale per la pubblica amministrazione è arrivata al punto di intralciare il lavoro delle imprese portando via tempo e risorse. Tra i miei dipendenti ce n'è uno che si occupa esclusivamente di pratiche burocratiche, tanto per dare un'idea di quanto gravi la burocrazia sulle imprese».

Quel è il provvedimento più urgente: lo snellimento della burocrazia o l'abbattimento del carico fiscale?

«Le tasse che paghiamo sono elevate, ma mi starebbe bene, se a un aumento del carico fiscale corrispondessero servizi adeguati ed efficienti. Qui siamo al paradosso: tasse alte e servizi inefficienti. La macchina burocratica, invece, va snellita e razionalizzata, non c'è alternativa».

Secondo lei, la ripresa, seppur lenta, determinerà un aumento dell'occupazione?

«Nella nostra realtà non vedo aziende che possano esprimere grossi numeri in termini occupazionali. Ma credo anche che d'ora in avanti si debba ripensare il modello di lavoro inteso come rapporto tra datore e dipendente.

Occorre creare un sistema che agevoli chi si mette in proprio attraverso incentivi, detassazione e snellimento burocratico.

Se fossi disoccupato, ora come ora, mi attiverei immediatamente per aprire un'attività cercando prima di capire bene quali settori offrono maggiori prospettive e formandomi adeguatamente per svolgere quel lavoro al meglio. Da indipendente».

Negli ultimi tempi abbiamo assistito all'apertura di numerose attività, soprattutto nel campo della ristorazione e della somministrazione di cibi e bevande. Su quale altro settore varrebbe la pena puntare come volano per l'economia locale?

«Ritengo che il settore alimentare sia già abbastanza saturo. Credo che si debba lavorare per costruire un'offerta turista più articolata perché il turismo può rappresentare una leva importante per lo sviluppo economico del nostro territorio. L'apertura dei musei nel periodo natalizio, ad esempio, è stata una buona cosa. E quest'anno speriamo che riapra anche il Museo Pecci per l'arte contemporanea».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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