Il Tirreno

Prato

Prestito non restituito e "patenti facili": il retroscena dell'aggressione

di Paolo Nencioni
Il giubbotto dell'ex ristoratore danneggiato dall'acido
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Il giubbotto dell'ex ristoratore danneggiato dall'acido

Dalle indagini dei carabinieri sul brutale pestaggio di cui è stato vittima un ex ristoratore di Prato emerge una storia più complicata di quella che era apparsa all'inizio

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PRATO. Potrebbe esserci anche una storia di “patenti facili” all’origine della brutale aggressione di cui è stato vittima lo scorso 6 dicembre a Firenze un ex ristoratore pratese di 47 anni e che lunedì 4 gennaio ha portato all’arresto di Francesco e Gianfranco Sunzeri, padre e figlio di 66 e 36 anni, accusati di essere gli autori del pestaggio, seguito da una rapina, per un debito di 20.000 euro che l’imprenditore pratese aveva contratto coi due. Secondo quanto riferito dagli arrestati al loro avvocato difensore, Antonio Olmi, quei 20.000 euro non sarebbero stati un prestito concesso a Massimo C., ma il compenso, anticipato anche per conto di altre persone, in cambio dell’impegno a procurare patenti di guida a soggetti che altrimenti avrebbero avuto difficoltà a ottenerle. Questo probabilmente ripeteranno i due arrestati nel corso dell’interrogatorio di garanzia, fissato per l’8 gennaio.

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Che non si trattasse della classica storia di prestiti a usura lo si era intuito leggendo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, visto che ai due Sunzeri non è stato finora contestato questo reato. La storia raccontata da padre e figlio è un po’ diversa. Secondo loro quei 20.000 euro non hanno niente a che fare con la ristorazione, ma molto con la Motorizzazione, presso la quale Massimo C., stando alla versione di padre e figlio, sosteneva di avere delle conoscenze in grado di facilitare le pratiche per la concessione delle patenti di guida. Per questo avrebbe ricevuto un sostanzioso anticipo in contanti per la sua opera di “facilitatore”. Se poi questa fosse una circostanza fondata o una semplice millanteria, è ancora presto per dirlo. Di fatto i carabinieri hanno trovato nella Ford Focus presa a noleggio dall'ex ristoratore numerosi documenti legati al rilascio di patenti di guida.

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Agli atti dell’indagine condotta dai carabinieri di Firenze c’è anche la testimonianza di un uomo di nazionalità romena, mentre non sarebbero coinvolti cittadini cinesi, più volte pizzicati con patenti false durante i controlli della polizia municipale o delle altre forze dell’ordine. L’aggressione nei confronti di Massimo C. è scattata quando Francesco e Gianfranco Sunzeri hanno capito o temuto di non rivedere più i 20.000 euro che l’ex ristoratore, gravato anche lui da alcuni precedenti penali, aveva probabilmente usato per sistemare qualche debito pendente.

A quel punto i due, titolari di un’officina a Campo di Marte, hanno deciso di passare alle vie di fatto usando anche acido per batterie per ustionare la vittima. Stando all'ordinanza di custodia che ha portato in carcere padre e figlio, dopo l'aggressione all'ex ristoratore pratese sarebbero stati chiesti 60.000 euro entro 10 giorni, altrimenti i due minacciavano di bruciarlo con l'acido. Ma Massimo C., dopo aver negato di conoscere gli aggressori (ha spiegato di aver mentito per paura di ritorsioni) ha raccontato tutto ai carabinieri, facendo scattare l'indagine.

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