Il Tirreno

Prato

La Biblioteca Roncioniana, alle radici della cultura pratese

di Azelio Biagioni
La Biblioteca Roncioniana, alle radici della cultura pratese

Prato, in piazza San Francesco la sede dell’istituzione voluta dal nobile Marco Roncioni. Ospita preziosi e antichi manoscritti

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PRATO. Circa 60mila volumi, 7200 presenze annue e 35mila visite sul sito web. Sono i numeri della biblioteca Roncioniana, uno dei tesori di Prato. Situata in piazza San Francesco e frequentata da studiosi e studenti dove, però, tanti pratesi non hanno mai messo piede nell’antico palazzo costruito nel 1766 proprio per ospitare la biblioteca.

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E’ grazie ad un lascito di Marco Roncioni che esiste questa realtà. Il nobile pratese nel suo testamento specificò che una parte della sua eredità doveva andare per l’erezione di una biblioteca pubblica. Nel 1722, a quarant’anni dalla sua morte, fu aperta provvisoriamente nell’antico palazzo vescovile (nell’attuale via Muzzi). Poi venne costruita la struttura di piazza San Francesco proprio per contenere la biblioteca. E fino al 1978 la Roncioniana è stata l’unica biblioteca pubblica pratese. L’attuale bibliotecario (nel testamento di Roncioni si dice che deve essere un sacerdote) è don Marco Pratesi, canonico. E infatti di norma questo ruolo è affidato ad uno dei presbiteri del Capitolo della Cattedrale. Oggi, la Roncioniana è una fondazione privata con un suo consiglio di amministrazione il cui presidente è l’avvocato Mauro Giovannelli. I volumi conservati, fra cui un'importante parte di manoscritti, vanno dal 1130 fino ad opere contemporanee.

«La biblioteca – spiega il canonico Pratesi – sviluppa soprattutto la sua vocazione specifica che è di tipo più umanistico, un ambito che in Italia si tende sempre più a mettere da parte. C’è una sezione di volumi che tratta la storia e la storia locale. Importanti sono, ad esempio, le carte di Cesare Guasti. Poi – prosegue il bibliotecario – c’è la sezione delle riviste, sulla stampa locale e del comprensorio».

Un palazzo storico, dunque, quello in piazza San Francesco che, a sua volta, custodisce secoli di storia messa nero su bianco. Ci sono i manoscritti del fondo Inghirami (risalenti a cavallo tra il Trecento e Quattrocento), incunaboli di fine Quattrocento e fra le rarità un’edizione del nuovo testamento di Erasmo da Rotterdam.

«Una delle stanze del palazzo – racconta don Marco Pratesi – è adibita a sala lettura, le altre servono per tenere i libri ed altre come stanze lavoro. Qui da noi arrivano studiosi e studenti. Una parte del patrimonio è consultabile solo in loco, alcuni libri possono essere portati via per un giorno e ci stiamo attivando per il prestito interbibliotecario che potrà essere richiesto da utenti tramite la biblioteca della loro città».

Ma come si mantiene la Roncioniana? «In parte con mezzi propri – risponde don Pratesi – ovvero con il canone di locazione dei due fondi commerciali a piano terra del palazzo e di proprietà della Roncioniana stessa. Poi c’è una convenzione con il Comune di Prato che elargisce un finanziamento annuo ed inoltre i contributi della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato. Un prezioso aiuto - sottolinea il canonico - che ci permette di andare oltre l’ordinario (catalogazione e restauro dei libri). Si era reso necessario, infatti, l’adeguamento dell’impianto di riscaldamento e quello dell’illuminazione della sala lettura. Senza il contributo della Fondazione, ad esempio, non saremo in grado di portare avanti un progetto sull'immobile per quanto riguarda le norme antincendio. Anche dalla Regione arrivano alcuni aiuti che servono per il restauro dei volumi antichi. E poi ci sono contributi dai club di servizio e quelli degli ‘Amici della Roncioniana’».

Da qualche anno la biblioteca è meta anche di visite guidate organizzate da associazioni o guide turistiche e che interessano gruppi vari, comprese le scuole.

«Visite – specifica don Pratesi – che riscuotono interesse sotto vari aspetti: da quello librario a quello artistico, da quello storico fino alla parte architettonica».

Il palazzo è impreziosito, ad esempio, nella sala lettura da un affresco opera di Luigi Catani (1789) e, nell'atrio, dalla pregiata maiolica robbiana risalente a fine 400 che dalla sua collocazione originale venne portata nel palazzo. L’attività di programmazione della biblioteca consiste nella presentazione di libri di autori del posto, conferenze, giornate di studio e culturali che valorizzino il patrimonio librario presente.

«In autunno – conclude il bibliotecario – abbiamo organizzato una giornata su Dino Campana; qui da noi si trova una primissima edizione dei Canti Orfici che Campana curò. Un modo, dunque, per far conoscere quanto la biblioteca custodisce».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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