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Prato

Nelle mail sequestrate emergono i primi riscontri

Nelle mail sequestrate emergono i primi riscontri

Nelle comunicazioni interne ci sarebbe la prova che c'era la direttiva di mettere alle strette chi aveva un fido per convincerlo ad acquistare azioni

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PRATO. Emergono i primi riscontri nell'inchiesta sui funzionari della Banca popolare di Vicenza indagati per estorsione nei confronti dei clienti della banca.

Dopo le perquisizioni scattate lo scorso 10 dicembre nelle filiali di via Valentini, Chiesanuova, via Roma e Montemurlo, oltre a quelle in Sant'Agostino a Pistoia, Agliana e Altopascio, e gli interrogatori degli undici funzionari indagati, alla vigilia di Natale, è arrivato il momento di analizzare il contenuto delle mail contenute nel server della banca sequestrato dalla guardia di finanza. Si tratta di una grande mole di materiale dalla quale, si apprende in ambienti della Procura, stanno uscendo i primi riscontri che confermerebbero l'ipotesi accusatoria.

Vale a dire indicazioni arrivate dalla sede centrale ai singoli funzionari e direttori di filiale sulle modalità con le quali vendere azioni della Popolare di Vicenza ai clienti, in particolare a quelli che avevano un fido con la banca. Se c'è stata un'estorsione, come sospettano il procuratore capo Giuseppe Nicolosi e il sostituto Laura Canovai, questa si sarebbe concretizzata nel minacciare, più o meno velatamente, di togliere o ridurre il fido al cliente se questo non avesse accettato di acquistare azioni della banca.

In alcuni casi sarebbe emersa la richiesta, fatta dai funzionari ai clienti, di acquistare almeno il 10% del valore del fido in azioni. Lo confermano fonti investigative.

A far scattare gli accertamenti della Procura, va ricordato, sono stati una quindicina di clienti che segnalavano proprio questo comportamento. E la Procura ha sequestrato i documenti nelle filiali per accertare sostanzialemente due cose. Primo: verificare la posizione del singolo cliente. Secondo: verificare se sono arrivate direttive di vendita di azioni particolarmente "aggressive".

Anche questa seconda circostanza emergerebbe dal contenuto delle mail intercorse tra i dipendenti della Banca popolare di Vicenza.

L'inchiesta di Prato, che viaggia in parallelo con quella aperta a Vicenza e nella quale tra gli altri sono indagati per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza di Banca d'Italia l'ex presidente Gianni Zonin e l'ex direttore generale Samuele Sorato, non ha per oggetto la collocazione di obbligazioni ma si limita ad analizzare le procedure di collocazione delle azioni, escludendo la pratica di far comprare azioni a chi chiedeva un mutuo. In questo caso sarebbe difficile provare un'estorsione, visto che il cliente insoddisfatto delle condizioni poteva rivolgersi a un altro istituto di credito.

Nell'inchiesta di Prato non risulta indagato l'ex presidente Zonin.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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