Italia
«Servire patatine? Non è sbagliato»
Le responsabili dell’associazione nazionale delle dietiste «Si fanno anche stravizi. Basta essere coscienti che lo sono»
PRATO. In via straordinaria le mense scolastiche possono servire anche la patatine fritte. Sì, quelle confezionate che tanto piaccioni ai bambini. A sostenerlo sono Ersilia Troiano coordinatrice dell'Associazione nazionale dietisti e Stefania Vezzosi del gruppo di lavoro salute pubblica dell’associazione dei dietisti. Le due professionistesono intervenute sul caso sollevato da alcuni genitori che avevano lamentato sul Tirreno il fatto che le patatine erano state date ai bambini a scuola. Troiano e Vezzosi, rappresentanti nazionali dell’associazione, sostengono che, nelle scuole è fondamentale tenere un rapporto con tutti le parti interessate al servizio mensa e (che sì, è necessario spiegare ai genitori ogni singola scelta) ma che l’obiettivo finale è insegnare ad alimentarsi, anche mangiando cibi che non devono far parte delle quotidiane abitudini dei ragazzi.
«E’ proprio all’interno di questo scenario – sottolinea le responsabile dei dietisti - che pensiamo possa perciò essere ricondotta la questione “patatine Pai”, ovvero una circostanza occasionale (ma non a caso e per caso) che può consentire, ad esempio, di sottolineare e ribadire a grandi e piccini il concetto di porzione frequenza di assunzione degli alimenti e, nello specifico, di alcuni di questi, come appunto le patatine». «Una occasionalità che consente, ad esempio, di suggerire come una cena più leggera o una piacevole e lunga passeggiata in compagnia possano comunque diventare azioni privilegiate per conferire equilibrio anche ad una giornata alimentare che può includere un pasto più “importante” del solito, il richiamo è peraltro attualissimo considerata l’imminenza delle festività natalizie».
«Sono allora proprio questi i principi - continuano le due dietiste - che usualmente guidano l’agire quotidiano dei dietisti impegnati nell’ambito della ristorazione scolastica e dell’educazione alimentare e che potrebbero aver ispirato anche i colleghi del Comune di Prato nella stesura del loro programma alimentare».
Quindi: Patatine sì ma non senza un confronto con tutti.
«Intendiamo - concludono il loro lungo intervento a difesa della scelta della collega pratese - con ciò dare risalto ad un fare che intende fermamente respingere l’irrazionalità della rigidità e della separazione, favorendo e agevolando, al contrario, le intese e l’integrazione tra ricerca scientifica, scienze dietetiche, interventi educativi, azioni politiche e atti amministrativi».
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