Finanza
Capannone sequestrato: il Comune chiede di entrare
È la prima volta che l’ufficio tecnico fa una richiesta di questo tipo al giudice. I controlli nell’immobile del dirigente sono stati due a distanza di pochi giorni
PRATO. Un iter perfetto dal punto di vista della normativa ma inusuale nelle consuetudini pratesi quando vengono sequestrati magazzini affittati ad aziende cinesi se all'interno si ravvisano ipotesi di abuso edilizio. Per la prima volta, o quasi, negli ultimi anni è stato l'ufficio tecnico del Comune a presentare richiesta di accesso al capannone sequestrato di proprietà del dirigente dell'edilizia Rossano Rocchi, padre del capogruppo Pd Lorenzo. La notizia è stata confermata dal dirigente del servizio edilizia, sempre del Comune, Riccardo Pecorario motivando "la necessità di accedere all'immobile per verificare la natura delle opere interne". Controlli che gli uffici comunali sono tenuti a fare per comunicare alla procura della Repubblica, entro 30 giorni dal sequestro, se le violazioni siano o meno penalmente rilevanti.
Capannone sequestrato alla famiglia Rocchi
Un lavoro che l'ufficio sanzioni per gli abusi edilizi del Comune di Prato fa sistematicamente per tutti i sequestri di questo tipo anche se di solito si esprime in base ai verbali e al materiale raccolto dal personale di polizia giudiziaria senza dover tornare nel luogo. In questo caso, tra l'altro, il capannone di via Roma era stato controllato per due volte consecutive. In un primo momento dagli ispettori dell'Asl, con la presenza in una fase finale del controllo della polizia municipale, senza che l'immobile fosse sequestrato. E in un secondo momento, pochi giorni dopo, dal personale della procura, su richiesta dei pubblici ministeri Lorenzo Gestri e Laura Canovai, per verificare meglio quali fossero, più nel dettaglio, le violazioni di cui si parlava nel primo verbale. Della richiesta di accesso presentata alla procura non ne sarebbe stato consapevole neppure il proprietario Rossano Rocchi sentito ieri. "Non ne ero a conoscenza e anzi, stavo pensando, di chiedere il dissequestro dell'immobile. Ancora non l'ho fatto perché prima mi riservato di contattare un legale per chiedere consiglio".
Cenni attacca la famiglia Rocchi e poi ci ripensa
Le presunte violazioni contestate nei verbali non coinvolgono in alcun modo - ed è opportuno ribadirlo il dirigente del Comune proprietario dell'immobile - ma il titolare della confezione cinese (affittuario dello stanzone) che avrebbe allestito una sorta di cucina e tenuto una non adeguata condizione igienica del locale. Dai controlli non emerge assolutamente la presenza di dormitori. "Non avevo neppure la chiave di quel capannone - spiega Rocchi - e non ero entrato all'interno. So che non ci dormivano perché passavo di lì spesso per vedere che movimento c'era. Comunque io, come tutte le persone, devo rispettare la legge. Cercherò di capire cosa mi viene contestato e farò valere le mie ragioni: se ho torto pagherò le mie conseguenze. Sono tranquillo e voglio vivere da persona onestra, quale sono sempre stata".
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