Proteste
Popolare di Vicenza primi interrogatori ai dirigenti indagati
La Finanza sta valutando i documenti Nicolosi: «Importanti ai fini dell’inchiesta»
PRATO. Sono cominciati gli interrogatori degli undici dirigenti indagati nell’ambito dell’inchiesta pratese sulla Banca popolare di Vicenza.
I funzionari ascoltati hanno sostanzialmente ammesso che, quando chiedevano di acquistare pacchetti di azioni per avere maggiori probabilità che l’importo del fido sarebbe stato mantenuto, eseguivano delle indicazioni che arrivavano dai vertici dell’istituto di credito.
Un comportamento su cui la procura della Repubblica di Prato, su impulso del procuratore capo Giuseppe Nicolosi con la pm Laura Canovai, ha aperto un’indagine ipotizzando il reato di estorsione. In una prima fase la Finanza ha raccolto la testimonianza di 15 imprenditori del distretto pratese poi si è arrivati al sequestro di documenti in una decina di filiali della Banca nelle province di Prato, Pistoia e Lucca e nelli sedi di via degli Alberti e di Vicenza.
La Finanza ha copiato interi hardware e una valanga di documenti che sta esaminando il cui contenuto, come ha evidenziato Nicolosi, «è ritenuto interessante ai fini dell’indagine».
Al momento non sarebbero state trovate mail con l’indicazione di spingere sulla vendita delle azioni ma i funzionari, sostenendo di non aver avuto denaro in cambio della vendita dei titoli, si sentivano in obbligo di portare avanti le direttive.
Dai primi interrogatori è emerso che i dipendenti «temevano di venire rimossi dagli incarichi».
Un passaggio di responsabilità che risale la catena di comando della Popolare. «Ci raccorderemo – dice Nicolosi - con i colleghi di Vicenza dove è probabile ci siano situazioni analoghe».
I fatti su cui si indaga risalgono alla gestione della banca Zonin-Sorato ma al momento l’ex presidente della Popolare e l’ex amministratore delegato non sarebbero iscritti, a Prato, nel registro degli indagati mentre lo sono a Vicenza per le accuse di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.
Tra le curiosità emerse dai documenti acquisiti per l’indagine quella che tra le persone e le società che hanno acquistato le azioni non ci sarebbero cittadini di origine cinese.
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