Il Tirreno

Prato

"Il capannone di via Toscana senza il nullaosta dei vigili del fuoco"

Ilenia Reali
"Il capannone di via Toscana senza il nullaosta dei vigili del fuoco"

Colpo di scena al processo sul rogo dove morirono 7 lavoratori. L'avvocato del Comune tira fuori la sanatoria del 1986 quando l'immobile fu diviso in quattro. Il nullaosta presentato dalla difesa è quello precedente. L'avvocato: "Quando i Pellegrini comprarono, i documenti erano in regola"

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PRATO. Colpo di scena in aula al processo che vede imputati Massimo e Giacomo Pellegrini per il rogo di via Toscana del primo dicembre del 2013.

Ieri, in tribunale a Prato, era il giorno del controesame dei consulenti della difesa autori di una super perizia per conto dell’avvocato Alberto Rocca, difensore dei proprietari dell’immobile. Già aveva preso la parola nelle precedenti udienze il pm Lorenzo Gestri e gli avvocati di parte di Cgil e Cisl. Ieri era il turno di Inail e Comune.

Quando l’avvocato del Comune di Prato Stefania Logli è intervenuta le sue parole erano tutt’altro che attese . L’avvocato ha infatti prodotto dei documenti mai visti durante il processo. Si tratta del nullaosta dei vigili del fuoco rilasciato per il magazzino  e la richiesta di sanatoria del 1986. Due documenti che dimostrerebbero che non esiste un nullaosta rilasciato dopo che il capannone dell’area industriale è stato diviso in quattro locali distinti. L’unico mostrato in Tribunale finora è dei primi anni Ottanta. I vigili del fuoco quindi non si sono mai espressi sull’immobile con le variazioni già fatte. Disappunto dell’avvocato Rocca  a causa della presentazione all’ultimo tuffo dei documenti “che anche noi avevamo chiesto al Comune, il quale ci aveva risposto che non li aveva. E comunque quando i Pellegrini comprarono i documenti erano tutti in regola".

Il processo è stato aggiornato al 19 gennaio dopo che i consulenti potranno aver fatto le opportune verifiche sui documenti ritenuti ammissibili dal giudice Giulio Fanales quando sarà chiamato a portare la sua testimonianza l’architetto De Renzis che si occupò della documentazione per il lotto.

 

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