Italia
«Il menù scolastico sia più partecipato»
Il professor Bonaccorsi (Dipartimento di scienze della Salute) interviene sul caso delle patatine Pai alla mensa
PRATO. Dimmi come mangi, ti dirò come cresci: dalle patatine Pai alla materna al pane con la Nutella al nido. Da una parte ci sono alcune mamme di bambini che frequetano la scuola dell’infanzia che s’interrogano sull’opportunità di portare a mensa questi peccati per la gola, dall’altra c’è l’amministrazione che rivendica la qualità degli alimenti scelti, ricordando come le patatine Pai siano state servite in poche quantità durante il pranzo del 16 dicembre, una variante “natalizia” al menù standard. «Perché fare polemica? Per quanto riguarda gli altri cibi fritti, la tecnica di cottura usata per la refezione scolastica è decisamente diversa dalla frittura tradizionale, più leggera e simile all’arrosto – ribadisce l’assessore alla pubblica istruzione Mariagrazia Ciambellotti - Tutti i menù, del resto, vengono elaborati dalle nostre dietiste e convalidati dall’Asl 4». L’assessore Ciambellotti corregge anche il tiro rispetto a quanto riferito da una mamma: «Le patatine vengono distribuite, 4 o 5 a bambino, dalle sporzionatrici non dalle maestre. Nessuno ha mai pensato di dare un sacchetto di patatine a ciascun bambino».
Al di là del caso pratese, abbiamo provato a chiedere a Guglielmo Bonaccorsi, medico e docente del dipartimento di Scienze della salute dell’università di Firenze un giudizio sui menù scolastici e se scelte come quelle delle patatine Pai sul piatto dei più piccoli siano da bocciare. La premessa da cui muove l’esperto è che «i menù delle mense scolastiche sono i più controllati». Detto ciò, secondo Bonaccorsi (che è reduce da un dibattito organizzato a Poggio a Caiano il 29 novembre sui temi di salute, alimentazione e sostenibilità), «bisogna trovare un compromesso tra una posizione permissiva e ultraliberista e un’altra più rigida e proibizionista costruendo percorsi di condivisione tra la scuola, le famiglie e i bambini». In altre parole, per fare in modo che servire il pane con la Nutella o le patatine Pai non diventi affar di Stato bisogna puntare sul coinvolgimento dei genitori. «Per questo – sottolinea il docente - esistono le commissioni mensa che rappresentano uno straordinario momento di democrazia partecipata per l’educazione alimentare degli studenti». Certo, se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, allora anche per Bonaccorsi sarebbe bene evitare il consumo di certi alimenti a scuola. «Ma è un dato di fatto che questi ultimi si ritrovano poi sul mercato e che il proibizionismo non ha mai portato a buoni risultati rischiando anzi di stimolare nel bambini proprio quelle abitudini alimentari che si vogliono scongiurare». In sostanza, qui non si tratta di promuovere o bocciare le patatine Pai o altri cibi che a prima vista non suonano tanto salutari. «La chiave di volta sta nei genitori e nella loro partecipazione alle scelte del menù: l’identità alimentare si costruisce mettendo insieme la scuola e la famiglia in quanto soggetto pubblico e privati deputati all’educazione, oltre naturalmente al bambino per renderlo consapevole di ciò che mangia magari attraverso il gioco. Purtroppo non è facile ottenere sempre la collaborazione dei genitori, soprattutto se lavorano e hanno problemi di tempo».
Maria Lardara
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