Il Tirreno

Prato

Crac Btp e Hbf, Fusi e Bartolomei dovranno rispondere di bancarotta

Ilenia Reali
Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei
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Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei

All'udienza preliminare il pm accusa i due soci  di "distrazione". "Immobili supervalutati per ottenere i finanziamenti. Ecco cos'è accaduto". Imputati i rappresentanti legali di varie società

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PRATO. Il dissesto del gruppo Holding Bf è stato ritardato e aggravato anche per un finanziamento di 54 milioni ottenuto a seguito di una sopravvalutazione del valore degli alberghi di proprietà dell'immobiliare del gruppo. Mentre parte del finanziamento di 150 milioni ottenuto per Btp non fu utilizzato per il risanamento della società ma per alimentare le casse di altre società del gruppo. E' questo parte di quanto sostenuto, in estrema sintesi, ieri, in tribunale durante l'udienza preliminare che vede imputati gli imprenditori pratesi Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei con altri otto amministratori delle società che fanno parte dell'ex gruppo toscano dal pm Lorenzo Gestri che ha portato avanti l'inchiesta con il collega Antonio Sangermano. I reati ipotizzati sono tutti legati alla normativa fallimentare e in particolare si ipotizza per gli imputati principali, la bancarotta fraudolenta concordataria e l' omessa dichiarazione di fallimento nonostante la conclamata situazione di grave crisi. Ieri è stato il giorno dell'accusa e delle parti civili che hanno ricostruito i passaggi di uno dei più gravi crac aziendali toscani.

Una prima parte delle contestazioni, quelle per la bancarotta fraudolenta, in base a quanto ricostruito dal pubblico ministero, riguarda Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei (con Davide Bartolomei e Milva Fusi rispettivamente amministratori delle controllate di Hbf, Immobiliare Ferrucci e de Il Forte spa) che, nel 2009, ottennero 54 milioni di euro da un pool di banche capeggiate dal Monte dei Paschi per risanare il gruppo. Per ottenere il finanziamento, sempre in base a quanto sostenuto dall'accusa, fu incaricata una società milanese di fare una perizia sugli immobili che alla fine - in base a quanto emerge dall'inchiesta dei pm - maggiorò il valore delle proprietà, in particolare degli alberghi, di oltre il 44% con lo scopo di far crescere il valore della capofila. Per quanto riguarda Btp invece Gestri e Sangermano partono da un finanziamento di 150 milioni (erogato sempre da un pool di banche capeggiato ancora da MdP) destinato a far fronte alla grave situazione della società di costruzioni. Finanziamento che in parte, sempre secondo l'accusa, fu distratto da Fusi e Bartolomei (con Rodolfo Fusi socio per il 10% della Btp) con una serie di operazioni infragruppo.

Btp stipulava preliminari di vendita acquistando immobili del comparto immobiliare e alberghiero facenti capo attraverso società partecipate alla immobiliare Ferrucci. Veniva versata una caparra senza poi perfezionare l'acquisto e senza richiedere indietro quando versato. Operazioni che hanno portato fuori dalle casse di Btp poco più di 70 milioni di euro e che hanno coinvolto nell'inchiesta Antonio Pietrini, Leonardo Rossi, Riccardo Rosi e Giancarlo Cecchi, legali rappresentanti delle società con cui sono stati stipulati i preliminari.Tra gli imputati anche Armando Vanni, liquidatore di Hbf e Btp, che si sarebbe avvalso di dati contabili falsi concernente il valore degli immobili e per una serie di compravendite con società collegate al Consorzio Etruria.
 

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