Il Tirreno

Prato

Cantiere Varvarito fermo: manca l’autorizzazione

Ilenia Reali
Franco Varvarito durante una manifestazione degli operai dell'azienda
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Franco Varvarito durante una manifestazione degli operai dell'azienda

Prato, la deroga per lavorare il materiale inerte scadeva il 30 novembre e ancora non c’è una soluzione. Trenta in cassa integrazione

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PRATO. E' un nuovo Natale ricco di incognite quello in arrivo per l'azienda Varvarito in attesa dell'autorizzazione per lavorare i materiali inerti nell'area di San Giorgio a Colonica. Il 30 novembre la proroga di circa un anno e mezzo concessa all'azienda è scaduta e da 22 giorni la situazione è «appesa». Il cantiere, in base a quanto conferma il titolare dell'azienda Franco Varvarito, è stato fermato in attesa di un'eventuale proroga e oltre 30 dipendenti (dei 120 complessivi) sono in cassa integrazione. E proprio i dipendenti hanno riacceso l'attenzione sul caso recandosi in Comune e chiedendo un incontro con il sindaco (e presidente della Provincia) Matteo Biffoni. Incontro ottenuto per questa mattina, martedì 22.

La situazione è complessa, una classica vicenda all'italiana. Da una parte l'azienda che chiede da 20 anni di avere un'area con tutti i requisiti urbanistici in regola per effettuare la lavorazione, dall'altra le istituzioni che (per motivi vari) non hanno trovato in così tanto tempo una soluzione alla vicenda. In mezzo i Comitati dei cittadini delle varie frazioni della provincia che non vedono di buon occhio un'attività di questo tipo. A rilasciare l'autorizzazione è la Provincia che, al momento, non ha ancora dato il via libera. Nel frattempo però il 4 dicembre (quattro giorni dopo la scadenza della deroga) si è riunita la Conferenza dei servizi di cui fanno parte tutti gli enti e da cui dovevano uscire i vari pareri.

Mancava l'Asl che ieri - come conferma il dirigente Aldo Fedi - ha dato "parere identico alle volte precedenti". Il caso potrebbe essere quindi risolto. Sì per l'assessore all'urbanistica Valerio Barberis per cui - quando ancora non si aveva notizia del parere dell'azienda sanitaria - il tassello mancante era proprio il parere dell'Asl. Sì anche per l'imprenditore Varvarito: "Mi sento di dire che dovrebbe arrivare il via libera dal momento che a questo punto, avuto il parere dell'azienda sanitaria, abbiamo tutti e sei i pareri positivi". Informalmente emerge invece che ci sarebbero state anche perplessità del dirigente all'ambiente della Provincia nel dare l’ok (contattato attraverso l'ufficio stampa preferisce non rilasciare dichiarazioni).

Una vigilia di attesa quindi. Anche, tra gli altri, per i sindacati che, attraverso Emilio Testa della Fillea Cgil spiegano "di essere in attesa di un appuntamento con i rappresentanti istituzionali richiesto il 30 novembre". Del caso - di fatto - stiamo raccontando solo un capitolo. Se ai residenti di San Giorgio era infatti stato garantito che la Varvarito sarebbe stata lì solo per pochissimo tempo (senza proroghe aggiuntive) è invece abbastanza chiaro che l'iter per avere un'area urbanisticamente adeguata (individuata dall'amministrazione comunale a Prato Ovest) si dovranno attendere probabilmente anni. Quindi se anche proroga venisse data per quanto tempo? In caso di proroga lunga - auspicabile per i 120 dipendenti - si traghetterebbe l'azienda fino al bando (di cui l'esito non potrà che essere incerto) ma non si manterrebbe fede a quanto garantito ai residenti della frazione poco più di un anno fa. Una storia senza fine.

Biffoni: la mia indicazione politica è chiara. "In questi anni - conferma Matteo Biffoni - nessuno aveva mai preso in mano la situazione. C’è un’azienda che ha 120 dipendenti e che non ha una “ casa” rispettosa delle normative urbanistiche. Il fatto che nessuno lavori frantumando inerti con una previsione specifica dal punto di vista urbanistico secondo noi è una cosa che non sta nè in cielo nè in terra ma purtroppo è così".

"Riteniamo vada data una risposta non a Varvarito ma a tutte le analoghe realtà produttive. E ci stiamo lavorando. Per Varvarito la soluzione invece ce la devono dare i tecnici della Provincia: ora serve che qualcuno dia un via libera almeno temporaneo finché non si accollerà la competenza la Regione". Ma qual è la risposta che dopo oltre 20 giorni di attesa si può dare all’azienda? "Alla domanda non c’è una risposta precisa: si deve capire se ci sono le condizioni tecniche per i permessi temporanei. Il mio dovere è fare di tutto per farli lavorare perché ci sono 120 posti di lavoro in ballo e proprio per questo abbiamo fatto incontrare tutti i tecnici. Ho parlato davvero con tutti e ho fatto incontrare tutti. Ho 120 famiglie a cui dare una risposta, ho un’azienda a cui dare una risposta. Ma come politico posso solo favorire il confronto, la preparazione".

Per il sindaco e presidente della Provincia Matteo Biffoni è indubbio che la situazione sia complicata. "L’area di San Giorgio a Colonica non è destinata a questo ed è inutile girarci intorno. Come si arriva a creare le condizioni per una proroga temporanea rispettando la legge? Io credo che con il parere dell’Asl non ci siano altre condizioni necessarie ma non posso esprimermi su quella che è una normativa specialistica. Se però la proroga è stata data finora io mi sentirei tranquillo".

"Ma qui - conclude Biffoni - mi fermo perché non posso e non voglio forzare un dirigente e dall’altra la legge non mi consente di prendere in prima persona la responsabilità per intervenire come presidente della Provincia. Io posso dare l’indicazione politica di salvare l’azienda. Poi ai tecnici sta trovare

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