Sicurezza
Emmetex firma di Marks and Spencer
L’etichetta dell’azienda applicata sull’esterno dei pantaloni per tracciare la provenienza del tessuto
PRATO. Ha acquistato un paio di pantaloni da Marks and Spencer a Londra. Sembravano la classica gabardine di Prato e invece c'era un 80 per cento di cotone. Belli caldi ma senza lana. Ottimi. Guardandoli meglio, la sorpresa. La stoffa non era solo simile a quella pratese era proprio stata prodotta a Prato e la provenienza non era neppure nascosta.
L'etichetta faceva mostra di se sull'esterno dei pantaloni: Emmetex, Made in Italy. Come, di solito, siamo abituati a vedere sugli abiti le etichette di Armani, Valentino e le firme delle case di moda. Mentre a Prato si discute da anni sulla tracciabilità e su un marchio per identificare la produzione tessile locale i clienti lo fanno da soli perché "la stoffa prodotta in Italia è un valore aggiunto" e spiegano bene il perché sulle etichette.
I pantaloni, prezzo 48 sterline, sono confezionati in Bangladesh. Anche questo c'è scritto, ma l'etichetta non è a vista.
Emmetex è una delle aziende della tradizione pratese e l'imprenditore Mario Maselli sapeva bene che le etichette sarebbero state cucite sui pantaloni, certo non immaginava sull'esterno e così a vista.
«Mi era capitato di vedere - commenta - capi di abbigliamento con all'interno l'etichetta che indicava la provenienza della stoffa. Per i cappotti dell'azienda Balli per esempio. E so bene che gli inglesi sono molto attenti alla tracciabilità. Loro non producono più niente e quindi fanno sapere in modo chiaro ai propri clienti cosa stanno comprando. Il made in Italy piace, dà garanzia di affidabilità. E mi è capitato più volte di spedire le nostre etichette insieme alla stoffa».
Ma se Prato e Italia sono sinonimo di qualità perché non fare un marchio? «Perché sono i clienti a decidere se vogliono mettere l'etichetta del semilavorato oppure no. Di solito chi ha il brand forte non lo fa, chi invece è meno conosciuto segnala che la stoffa è di una ditta anziché di un'altra».
Un episodio che tende a far ben sperare per il tessile pratese.
«In realtà la situazione è ancora molto difficile - sottolinea Maselli - perché sulle stoffe che vendiamo in grandi quantità, come quella dei pantaloni, abbiamo pochissimo margine. E noi con le nostre strutture non possiamo fare solo qualità altissima vendendo quantità ridotte. I costi di produzione nel nostro paese sono alti e la concorrenza difficile. Ad esempio in Turchia hanno la vita più facile e chi produce là ricava di più. Noi però siamo italiani e trasferire la produzione è difficile».
Si potrebbe partire da quello che i clienti apprezzano. Raccontare con un marchio la tradizione del distretto tessile. «E' vero ma siamo in troppi e non riusciamo a metterci d'accordo. Parliamo, parliamo ma poi si torna in azienda e ognuno vuol fare come gli pare. E i progetti naufragano anche se in teoria saremmo tutti d'accordo».
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