Finanza
Capannone sequestrato ai Rocchi
Chieste le dimissioni al dirigente del Comune e al capogruppo Pd
PRATO. Un capannone di proprietà di Rossano Rocchi, dirigente del Comune e padre di Lorenzo, capogruppo del Pd in consiglio comunale, è stato sequestrato per le cattive condizioni igienico-sanitarie da parte dei tecnici dell'Asl su disposizione della Procura. Il capannone, affittato ai cinesi è stato sequestrato per violazioni del Testo unico della sicurezza sui luoghi di lavoro. Nessun provvedimento invece è stato preso a carico dei proprietari. La notizia risale alla fine di ottobre ma è stata resa nota soltanto giovedì scorso da Notizie di Prato. La notizia ha avuto subito ripercussioni politiche. Il direttivo provinciale di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, ha chiesto le dimissioni sia del dirigente Rossano Rocchi che di suo figlio Lorenzo Rocchi.
Le contestazioni di Fratelli d'Italia. «Il padre da un punto di vista delle sue elevate conoscenze tecniche - si motiva in un comunicato e il figlio, in virtù del ruolo politico che ricopre, hanno tollerato questa situazione in attesa di essere scoperti da un controllo, attendendo e sperando che lo stesso non arrivasse e dichiarando di non aver controllato a sufficienza il loro stabile. Questa è l'ennesima dimostrazione, ad alto livello, che il problema della comunità cinese non viene affrontato alla radice, con una volontà di incidere sul tessuto socio economico della società di Prato, perché evidentemente la convenienza economica riesce a far dormire le coscienze, sia quella di Rossano Rocchi, da un punto di vista professionale, sia quella di Lorenzo Rocchi, da un punto di vista politico. Quale credibilità potrà aver I due interessati non potevano non sapere delle norme da rispettare e di conseguenza ogni "scusa" è superflua».
Rocchi: "Non mi dimetto". «Mio padre - risponde il consigliere Lorenzo Rocchi - non ha avuto contestazioni. Non c'è stato nessun abuso contestato ai miei genitori. Mancavano estintori e c'era sporcizia ma niente che fosse legato alla struttura».
L'ingegner Rocchi ha dichiarato di essere stato all'interno dell'immobile e di aver controllato se tutto era a posto e che non c'erano soppalchi o cucine abusive. «Non sono il figlio della persona a cui è stato dato l'immobile in affitto e a cui sono state rivolte contestazioni. Tra l'altro sono il figlio del proprietario e non io stesso il proprietario. Dal punto di vista politico quindi la mia posizione non cambia. Non mi dimetto. Anzi. E' la dimostrazione che si fanno controlli indiscriminati senza curarsi di chi sono i proprietari».
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