Sicurezza
Capannone sequestrato, chieste le dimissioni di Rossano e Lorenzo Rocchi
Prato, l'immobile era affittato ad una ditta cinese. Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale attacca il padre, dirigente comunale e il figlio, capogruppo del Pd. Il consigliere: "Non mi dimetto. La mia famiglia non ha avuto contestazioni"
PRATO. Un capannone di proprietà di Rossano Rocchi, dirigente del Comune e padre di Lorenzo, capogruppo del Pd in consiglio comunale, è stato sequestrato per le cattive condizioni igienico-sanitarie da parte dei tecnici dell'Asl su disposizione della Procura. Il capannone, affittato ai cinesi è stato sequestrato per violazioni del Testo unico della sicurezza sui luoghi di lavoro. Nessun provvedimento invece è stato preso a carico dei proprietari. La notizia risale alla fine di ottobre ma è stata resa nota soltanto giovedì 17. La notizia ha avuto subito ripercussioni politiche. Il direttivo provinciale di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, ha chiesto le dimissioni sia del dirigente Rossano Rocchi che di suo figlio Lorenzo Rocchi. Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere Aldo Milone.
La notizia ha avuto subito ripercussioni politiche. Il direttivo provinciale di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, ha chiesto le dimissioni sia del dirigente Rossano Rocchi che di suoi figlio Lorenzo Rocchi. Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere Aldo Milone.
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Le contestazioni di Fratelli d'Italia. "Il padre da un punto di vista delle sue elevate conoscenze tecniche - si motiva in un comunicato e il figlio, in virtù del ruolo politico che ricopre, hanno tollerato questa situazione in attesa di essere scoperti da un controllo, attendendo e sperando che lo stesso non arrivasse e dichiarando di non aver controllato a sufficienza il loro stabile. Questa è l'ennesima dimostrazione, ad alto livello, che il problema della comunità cinese non viene affrontato alla radice, con una volontà di incidere sul tessuto socio economico della società di prato, perchè evidentemente la convenienza economica riesce a far dormire le coscienze, sia quella di Rossano Rocchi, da un punto di vista professionale, sia quella di Lorenzo Rocchi, da un punto di vista politico. Quale credibilità potrà avere Lorenzo Rocchi quando farà un intervento politico sull'argomento!? Evidentemente a Prato il concetto di integrazione va a pari passo con quello di massimo profitto e questo è inaccettabile. I due interessati non potevano non sapere delle norme da rispettare e di conseguenza ogni "scusa" è superflua, dato che il capogruppo Pd Lorenzo Rocchi è laureato in giurisprudenza e il padre è un dirigente comunale. Ribadiamo il concetto che entrambi debbano presentare le loro dimissioni immediatamente essendo stati complici di un sistema di sfruttamento oramai troppo conosciuto nella nostra città".
Rocchi: "Non mi dimetto". “Mio padre – spiega il consigliere Lorenzo Rocchi, figlio del dirigente del Comune proprietario dell’immobile – non ha avuto contestazioni. Non c’è stato nessun abuso contestato ai miei genitori. Mancavano estintori e c’era sporcizia ma niente che fosse legato alla struttura”.
L’ingegner Rocchi ha dichiarato a Notizie di Prato di essere stato all’interno dell’immobile e di aver controllato se tutto era a posto e che non c’erano soppalchi o cucine abusive.
“Non sono il figlio della persona a cui è stato dato l’immobile in affitto e a cui sono state rivolte contestazioni. Tra l’altro sono il figlio del proprietario e non io stesso il proprietario. Dal punto di vista politico quindi la mia posizione non cambia. Non mi dimetto. Anzi. E’ la dimostrazione che si fanno controlli indiscriminati senza curarsi di chi sono i proprietari”.
L'intervento di Milone. Sulla notizia del sequestro dell'immobile, di proprietà dell'ingegner Rocchi interviene anche Aldo Milone di Prato libera e sicura. "Premetto che non sono d'accordo sul chiedere le dimissioni del capogruppo Rocchi perchè ritengo che l'immobile non era suo ma del padre,ereditato, da come si legge sulla stampa, dalla madre alcuni anni fa e poi perchè non c'è nessun capo d'imputazione a suo carico e del genitore. Fatta questa premessa, non si può negare che l'episodio diventa fastidioso e scomodo per il capogruppo del Pd Rocchi e per il padre. Si possono prendere in considerazione tutti i benefici del caso, però non si può negare che il modus operandi della comunità cinese, soprattutto nel settore delle confezioni, è noto a tutta la città e qualche sospetto nell'ing. Rocchi doveva sorgere. Non mi sento di aggiungere altro anche perchè contestazioni penali, come già detto, non se ne ravvisano a loro carico ma solo per il conduttore cinese, però, onestamente, avrei evitato di fare alcune dichiarazioni che ho letto su qualche giornale online. Sicuramente, e concludo, tale episodio può comportare una censura soprattutto politica nei confronti del collega capogruppo Rocchi e, come si suol dire, "a buon intenditore .... poche parole" o mi verrebbe voglia di usare, per fare un pò di ironia, quella storica frase di Mike Bongiorno "Ahi,ahi, signora Longari mi è caduta sull'uccello".
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