Il Tirreno

Prato

Rubavano nelle case, catturata banda

di Massimo Mugnaini
Rubavano nelle case, catturata banda

Pianificavano i furti al bar e nascondevano la refurtiva nei tronchi degli alberi di giardini e campi tra Prato e Firenze

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PRATO. Pianificavano i furti comodamente seduti al tavolo del bar, lontani da occhi e orecchie indiscrete, nascondevano la refurtiva nei tronchi cavi degli alberi sparsi per campi e giardinetti e utilizzavano sempre macchine pulite per i colpi. Nonostante questi ed altri accorgimenti, però, i carabinieri sono riusciti a catturarli ugualmente. E adesso gli addebitano almeno 30 furti in appartamento, tutti commessi tra agosto e dicembre 2015, nelle province di Firenze e Prato. La banda, composta da 6 cittadini albanesi, è stata sgominata la scorsa notte dai militari della compagnia di Scandicci del comandante Stefano Caneschi, dopo 4 mesi di indagini coordinate dal pm Leopoldo De Gregorio della procura di Firenze. Secondo gli investigatori che ne hanno studiato a lungo le scorribande, prima di spedirli nel carcere di Sollicciano a Firenze, negli ultimi tempi i banditi avevano messo nel mirino in particolare proprio Montelupo Fiorentino. Dove già avevano colpito due volte. Le indagini dei carabinieri mostrano una volta di più l’estrema professionalità ed efficacia delle “batterie” di ladri professionisti provenienti dall’est europa – tutti senza fissa dimora - che calano in provincia per commettere furti in appartamento in serie. Gente capace di uscire giornalmente per cercare l’obiettivo “buono” spaziando da Montelupo a Signa, da Firenze a Prato, da Campi a Scandicci, Impruneta, Lastra a Signa. Di passare ore e ore in perlustrazioni e appostamenti, per comprendere il momento migliore per colpire e depredare l’abitazione messa nel mirino. Di sostituire in un batter d’occhio il compagno che durante la fuga si è rotto una gamba con un altro connazionale. Di preparare ai colpi le nuove ‘reclute’effettuando dei veri e propri “stress test” per metterne alla prova le capacità di resistenza al dolore, alle pressioni, alla tensione.

Di auto-medicarsi senza passare dagli ospedali. Di colpire circa 10 volte al mese, portandosi via centinaia di gioielli in oro, contanti, orologi, smartphone. E di utilizzare un trucchetto assai ingegnoso (che alla fine però a nulla è servito) per risultare sempre su auto ‘pulite’.

Lo ha spiegato ieri lo stesso comandante Caneschi: i banditi le compravano in modo regolare, poi però ritardavano o omettevano di effettuare il passaggio di proprietà.

Così facendo, non avrebbero destato sospetti nel caso in cui fossero finiti nelle maglie dei controlli di polizia. Inoltre, chi avesse voluto identificare il reale guidatore dell’auto sarebbe andato incontro a serie difficoltà. Eppure è proprio grazie a una delle auto – oltre ai consueti “accertamenti tecnici” quali intercettazioni e utilizzo di gps – che i carabinieri sono riusciti a spedire alla sbarra i sei albanesi. Una monovolume Renault, segnalata da alcuni residenti delle zone colpite dai furti. Gli uomini dell’Arma l’hanno prima individuata nei dintorni di Scandicci, poi hanno cominciato a monitorarla costantemente. Segnandosi tutti quelli che salivano a bordo, quindi stringendo il cerchio sulle sei persone tra i 25 e i 36 anni finiti ieri, mercoledì 16 dicembre, agli arresti.

Di queste, cinque sono pregiudicati per furto e spaccio, quattro sono senza permesso di soggiorno e uno solo risulta incensurato.

I carabinieri di Scandicci hanno anche recuperato parte della refurtiva. Nei prossimi giorni, tutti gli oggetti sottratti ai legittimi proprietari (fedi, gioielli e altri oggetti di valore) verranno inventariati e inseriti con foto e descrizione sul sito internet dell’Arma, a disposizione di chi avesse subito furti in casa, nelle province di Firenze e Prato, tra agosto e dicembre.

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