Proteste
«Non è un gioco Questo è un atto intimidatorio»
Parole durissime quelle del presidente Pisano che denuncia l’assoluta mancanza di sicurezza
PRATO. E’ entrato e fatti pochi passi ha raggiunto il piccolo bagno destinato al pubblico del piano terra del Tribunale. Nessuno si è reso conto di niente ma del resto è molto difficile venir controllati se si entra nel Palazzo di Giustizia di Prato. I metal detector qui sono solo un sogno. Il controllo è affidato a due guardie che sorvegliano le immagini rimandate dalle telecamere interne ma tra i loro compiti c’è anche l’ attività di centralino e, di fatto, quello di ufficio informazioni. Insospettirsi per una persona che entra in bagno, tra le centinaia che frequentano il Palazzo di giustizia del Tribunale è quindi praticamente impossibile. Tantopiù se arriva con un un banalissimo zainetto nero.
Una situazione che non è un mistero per chi frequenta l’edificio e la prova si è avuta ieri. In tempi di allarme terrorismo di fatto è stato dimostrato che il Tribunale di Prato è più che vulnerabile.
E il primo a utilizzare parole di condanna per la situazione è stato il presidente del Nicola Pisano che ha parlato di «intimidazione» e di «caso da non sottovalutare».
«Chi non ritiene di aver avuto giustizia in un processo - ha commentato Pisano - esce e fa una telefonata anonima. Ne abbiamo vissute molte di queste situazioni in tanti anni ma non è questo il caso di oggi. Qui è successo qualcosa di più: qualcuno ha preso una borsa, ci ha messo dentro materiale che facesse pensare a una bomba, è entrato in un luogo dove ci sono telecamere e personale di controllo e l’ha lasciata in un bagno. Con tutti i rischi possibili».
«È evidente che si tratta di un gesto dimostrativo più marcato, finalizzato. Non sono preoccupato ma sono amareggiato nel constatare che si entra nei Palazzi di giustizia, si ammazzano i magistrati, si fanno delle cose incredibili (il riferimento è al caso dei mesi scorsi a Milano ndr)e non cambia mai niente».
Più volte è stato lanciato l’allarme sul caso Prato: qui mancano le risorse umane ma anche ciò che rende sicuro l’edificio. E l’allarme è stato lanciato più volte.
«Chi mette in una borsa dei fili ha un chiaro messaggio intimidatorio. Bisogna provvedere, va richiamata l’attenzione su questo Tribunale che tra le varie carenze ha anche la sicurezza. Nei giorni scorsi stavamo rivalutando di chiedere nuovi interventi e i metal detector: si vede subito del resto che così non va. Abbiamo due persone che devono anche rispondere a telefono perché non abbiamo chi lo fa».
Ilenia Reali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
