Allarme bomba al palazzo di giustizia di Prato
Prato, trovata un borsa sospetta all'interno di un bagno. Disposta l'evacuazione di tutto il personale. L'ordigno è stato fatto brillare dagli artificieri
PRATO. Una batteria collegata a dei fili elettrici. Il tutto dentro un piccolo zaino nero lasciato aperto sotto il lavandino di uno dei bagni, quello dell'atrio dell’ ngresso al piano terra del Tribunale di Prato che è stato evacuato.
IL FATTO. A dare l'allarme intorno alle 14 del 16 dicembre uno degli avvocati che frequenta abitualmente il Palazzo e che aveva in agenda una delle numerose udienze programmate per il pomeriggio.Quando la vigilanza è arrivata nella stanza ha subito capito che si trattava di qualcosa di serio.Forse quell’involucro di fili e materiale elettrico non era una bomba vera e propria ma sicuramente non era finita lì per sbaglio. Si scoprirà nei minuti successivi, dopo l'intervento degli artificieri, che non c'era il detonatore ma tutto era stato costruito per far intendere che in Tribunale era stato messo qualcosa che doveva assomigliare in tutto e per tutto a una bomba.Tutte le persone all'interno del Tribunale sono state fatte uscire: personale, avvocati, cittadini. Un'evacuazione che ha coinvolto circa 300 persone che si sono riversate nel parcheggio antistante il palazzo e lungo il percorso di ingresso del pubblico. Tra gli evacuati ovviamente anche i magistrati e lo stesso presidente del Tribunale Nicola Pisano che al momento dell’allarme era nel suo ufficio.
Sul posto tra i primi ad arrivare il questore Filippo Cerulo, il comandante provinciale dei carabinieri Gabriele Stifanelli, il capo della mobile Francesco Nannucci. L’attesa è durata un’ora, il tempo per far brillare quel groviglio di cavi e acquisire tutte le informazioni necessarie insieme alle immagini delle telecamere del piano terra.
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TRIBUNALE, UN LUOGO NON SICURO. E’ entrato e fatti pochi passi ha raggiunto il piccolo bagno destinato al pubblico del piano terra del Tribunale. Nessuno si è reso conto di niente ma del resto è molto difficile venir controllati se si entra nel Palazzo di Giustizia di Prato. I metal detector qui sono solo un sogno. Il controllo è affidato a due guardie che sorvegliano le immagini rimandate dalle telecamere interne ma tra i loro compiti c’è anche l’ attività di centralino e, di fatto, quello di ufficio informazioni. Insospettirsi per una persona che entra in bagno, tra le centinaia che frequentano il Palazzo di giustizia del Tribunale è quindi praticamente impossibile. Tantopiù se arriva con un un banalissimo zainetto nero.
Una situazione che non è un mistero per chi frequenta l’edificio e la prova si è avuta ieri. In tempi di allarme terrorismo di fatto è stato dimostrato che il Tribunale di Prato è più che vulnerabile. E il primo a utilizzare parole di condanna per la situazione è stato il presidente del Nicola Pisano che ha parlato di «intimidazione» e di «caso da non sottovalutare».
LE PAROLE DEL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE. «Chi non ritiene di aver avuto giustizia in un processo - ha commentato Pisano - esce e fa una telefonata anonima. Ne abbiamo vissute molte di queste situazioni in tanti anni ma non è questo il caso di oggi. Qui è successo qualcosa di più: qualcuno ha preso una borsa, ci ha messo dentro materiale che facesse pensare a una bomba, è entrato in un luogo dove ci sono telecamere e personale di controllo e l’ha lasciata in un bagno. Con tutti i rischi possibili». «È evidente che si tratta di un gesto dimostrativo più marcato, finalizzato. Non sono preoccupato ma sono amareggiato nel constatare che si entra nei Palazzi di giustizia, si ammazzano i magistrati, si fanno delle cose incredibili (il riferimento è al caso dei mesi scorsi a Milano ndr)e non cambia mai niente».
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E' stato un avvocato, andato in un bagno del piano terreno dopo un'udienza, ad accorgersi della borsa sospetta, da cui spuntavano fili o cavi. Il legale ha segnalato l'anomalia al posto di vigilanza del tribunale situato all'ingresso. I vigilantes hanno immediatamente chiamato la polizia. Tra gli accertamenti gi avviati, i carabinieri stanno esaminando le immagini riprese dalle telecamere per individuare se possibile individuare qualcuno che si avvicinato al bagno. Dopo il brillamento della borsa, le persone che erano state evacuate dal palazzo di giustizia, soprattutto dipendenti, sono state fatte rientrare nell'edificio.
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GUARDIE MA ANCHE CENTRALINISTI. Più volte è stato lanciato l’allarme sul caso Prato: qui mancano le risorse umane ma anche ciò che rende sicuro l’edificio. E l’allarme è stato lanciato più volte. «Chi mette in una borsa dei fili ha un chiaro messaggio intimidatorio. Bisogna provvedere, va richiamata l’attenzione su questo Tribunale che tra le varie carenze ha anche la sicurezza. Nei giorni scorsi stavamo rivalutando di chiedere nuovi interventi e i metal detector: si vede subito del resto che così non va. Abbiamo due persone che devono anche rispondere a telefono perché non abbiamo chi lo fa».
L’INCHIESTA E LE PAROLE DEL PROCURATORE CAPO. Sarà il sostituto procuratore Lorenzo Gestri a coordinare le indagini per l’allarme bomba in Tribunale. Un fascicolo è stato aperto per procurato allarme e per interruzione del pubblico servizio. Il prossimo passo sarà capire se ci sono le immagini, riprese dalle telecamere interne, della persone che è entrata in bagno per lasciare lo zaino.
«L'episodio è simbolico rispetto alle condizioni di sicurezza del Palazzo», ha commentato il procuratore capo Giuseppe Nicolosi . «Più volte lo abbiamo segnalato. I grandi principi i nquesto Paese si scontrano con il fatto che non ci sono i soldi. Tutte cose che purtroppo conosciamo». «La pericolosità è stata zero - ha continuato - ma il gesto è simbolico. Questa vicenda mette in luce è la precarietà del nostro sistema che è estremamente vulnerabile. Siamo però il paese delle teste di Modigliani e quindi, per ora, procediamo con calma».
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