Il dolore
«Era molto legato alla figlia»
Nessuno risponde al campanello nella bella villa dove viveva
CAPEZZANO PIANORE. Al campanello della bella casa di Capezzano Pianore dove Giuseppe Raucci abitava quando (spesso) si tratteneva a dormire in Versilia non risponde nessuno. La bella compagna russa - Dyliara Ichmakova, quarantaquattro anni, un passato da modella e successivamente da stilista di moda - non si fa viva al cancello che protegge la lussuosa villa gialla a due piani di via delle Bocchette, non lontano dalla industriosa zona industriale al confine fra Camaiore e Viareggio ma ancora sufficientemente distante da conservare l'atmosfera di campagna dell'entroterra versiliese.
Diana - chi la conosce, a Capezzano ma più in generale in Versilia, l'ha ribattezzata così italianizzandone il nome altrimenti impronunciabile - cerca di restare il più possibile fuori dai riflettori della cronaca nera dopo l'esecuzione del compagno con un colpo di pistola alla testa. Ma è stata lei la prima a denunciarne la scomparsa ai carabinieri dopo che di lui si erano perdute improvvisamente le tracce da mercoledì pomeriggio, quando Giuseppe si era allontanato da casa dicendo di dover andare a Livorno per motivi di lavoro. "Probabilmente vuol proteggere la figlia sedicenne nata dalla loro relazione", prova a spiegare una vicina che conosce la coppia e che tenta di mettersi nei suoi panni. Ma da chi abita in quell'angolo di campagna provvisoriamente risparmiato da capannoni e laboratori non escono altri elementi utili a comprendere meglio la personalità della vittima. "Una famiglia apparentemente unita e senza problemi", dicono un po' tutti non riuscendo a darsi un perché di quella misteriosa quanto atroce fine.
Una cosa, però, sembra essere certa. Giuseppe Raucci era un padre molto presente nella vita della figlia. In tanti se lo ricordano quando la accompagnava alle lezioni di ginnastica artistica nella società di Massarosa dove ha gareggiato per alcuni anni o, più di recente, a scuola di danza. Così come spesso lo vedevano le amiche che frequentano l'istituto d'arte. "Era profondamente legato alla figlia. E anche lei voleva molto bene al padre".
Da quando, una quindicina di anni fa, Giuseppe Raucci e la compagna si erano stabiliti a Capezzano Pianore (anche se formalmente lui risiedeva ancora a Prato, la città dove era cresciuto e diventato uomo) lui non aveva più avuto problemi con la giustizia. L'unica disavventura di Raucci legata al mondo dello spaccio risale infatti ad un passato remoto che sembrava ormai aver definitivamente sepolto: nel lontano 1993 fu infatti arrestato dai carabinieri del Ros mentre stava ritirando un carico di 173 chili di hashish da un autotrasportatore spagnolo. Un passato che però torna adesso prepotentemente alla ribalta dopo quel colpo di pistola alla testa che ha il sapore di un regolamento di conti. E gli inquirenti che stanno indagando sull'omicidio ritengono possa essere legato proprio al mondo degli stupefacenti.
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