Il Tirreno

Prato

Ucciso con un colpo di pistola: affari sulla costa, una casa a Camaiore con compagna e figlia

di Cristina Orsini
Ucciso con un colpo di pistola: affari sulla costa, una casa a Camaiore con compagna e figlia

Prato, nel terratetto di via La Dogaia vivono l’anziana mamma e la sorella Carmela: «Giuseppe aveva una vita normale»

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PRATO. «Siamo una famiglia normale, di lavoratori. E non riusciamo ancora a capacitarci di quel che è successo a Giuseppe». Nel piccolo terratetto di via La Dogaia 10 attendono notizie la sorella di Giuseppe Maria Carmela, il suo compagno e la mamma anziana Geraldina, 73 anni. Un altro fratello, Vincenzo, è andato alla Ginestra , dove da alcune ore è stato trovato il cadavere del parente. «Era un gran lavoratore - mormora Carmela - e conduceva una vita semplice».

Le tracce di Giuseppe Raucci, 48 anni, di origini australiane, trasferitosi a Prato con la famiglia e da sempre residente in città, si perdono mercoledì, quando la compagna, una donna russa di 44 anni con la quale Giuseppe stava da molti anni e dalla quale ha avuto una figlia che oggi ha sedici anni, saluta il suo uomo che non fa ritorno a casa. Ed è qui che le tessere del puzzle cominciano a confondersi: Giuseppe Raucci viveva con la sua donna a Camaiore, in Versilia.

«Un rapporto che durava da tanti anni - afferma la sorella Carmela - molto solido e qui da noi a Prato veniva saltuariamente, non così spesso». Secondo il nucleo investigativo dei carabinieri di Firenze Raucci, invece, utilizzava la casa di Camaiore solo nei fine settimana. Una discrepanza, nella ricostruzione delle vita dell’uomo, che sarà chiarita nelle prossime ore. Fatto sta che il corpo di Giuseppe Raucci è stato trovato, la mattina di giovedì 10, in un parcheggio della Ginestra, alle porte di Firenze, dentro il bagagliaio di una Citroen C1 grigia, pestato a sangue e con un colpo di pistola sparato alla tempia sinistra a bruciapelo. L’auto è intestata alla mamma dell’uomo. Giuseppe, quindi, per spostarsi utilizzava la macchina della madre. Anche mercoledì, quando è uscito dalla casa di Camaiore per alcuni affari che dovevano portarlo nella zona di Livorno. Ed è probabilmente per questo che la compagna di Raucci, sapendo gli spostamenti del suo uomo, ha scelto i carabinieri di Livorno per denunciarne la scomparsa qualche ora prima della scoperta del cadavere.

«Un gran lavoratore» lo descrive la sorella Carmela: «Ultimamente lavorava come rappresentante nel campo degli alimenti». Solo che, ufficialmente, Giuseppe Raucci era un operaio edile. Un altro tassello che fatica ad andare a posto.

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Di sicuro nella vita dell’uomo c’è una macchia, lontana, che risale al 1993, quando Giuseppe aveva 26 anni: l'uomo è stato arrestato dai carabinieri del Ros il 2 luglio nell'area di servizio di Firenze Nord, mentre con un complice stava ritirando un carico di 173 chilogrammi di hashish da un camionista spagnolo. Secondo quanto ricostruito all'epoca dagli inquirenti, Raucci avrebbe avuto il compito di trasferire il carico nel Nord Italia per conto di un'organizzazione criminale che venne poi scoperta e sgominata dalla direzione distrettuale antimafia di Brescia.

 

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