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Prato

Da Wenzhou il flusso è molto diminuito

Da Wenzhou il flusso è molto diminuito

«La migrazione verso la nostra città è quasi cessata». Ecco che cosa accadrà nei prossimi anni

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PRATO. L'arrivo di migranti dalla Cina sarebbe a una battuta d'arresto. O comunque i numeri di coloro che decidono di arrivare in Italia, e a Prato, sarebbe diminuito considerevolmente. Parola di Sara Iacopini, antropologa pratese che per il suo dottorato ha studiato i movimenti migratori tra Prato e la Cina nelle prefetture di Wenzhou e Lishi, in quei villaggi con alte percentuali di immigrazione verso il nostro paese.

Durante il periodo che la ricercatrice ha trascorso in Cina, nei luoghi di provenienza di quasi la totalità dei cinesi che vivono a Prato, sono emersi elementi importanti per la lettura della realtà pratese dei prossimi anni. «I cinesi delle campagne adiacenti a Wenzhou - spiega Iacopini - hanno deciso di raggiungere il nostro paese perché il dislivello salariale con gli abitanti della città era molto alto e quindi c'era una forte volontà di cambiare la propria vita. Qui da noi c'era già una comunità cinese e quindi c'erano legami avviati. Oggi questo dislivello si è ridotto considerevolmente e di conseguenza anche la determinazione a lasciare il proprio paese per trasferirsi in un luogo così lontano».

Arrivare in Italia, o a Prato, non è percepito come dare una sterzata al proprio destino e quindi per la stragrande maggioranza degli abitanti di Wenzhou meglio, ora, trovare un lavoro nei tantissimi locali che i cinesi, rientrati in patria, stanno aprendo. Esercizi che valorizzano, tra l'altro, il Made in Italy che in Cina non si chiama più solamente Prada, Armani o Gucci.

«Non posso parlare di blocco ma di grossa diminuzione dei flussi verso le nostre zone. Perché parlando coi i qiaolian dei villaggi, i responsabili delle associazioni dei migranti che hanno il polso aggiornato della situazione, viene fuori che in pochi partono. Una tendenza che c'è da non più di un paio di anni».

Questo non vuol dire automaticamente che non arriveranno a Prato più cinesi.

Gli occhi infatti sono aperti su altre due, tre regioni della Cina in cui ancora si fanno le valigie, quella del Fujian per esempio. I numeri in questo caso sono inferiori rispetto al passato anche se non è possibile, ad ora, separare i dati della Questura in base alla regione di provenienza di chi richiede i permessi di soggiorno.

«Poi - aggiunge Iacopini - ci sono coloro che arrivano dalle province del Dong Bei, letteralmente del Nord Est. Vengono da lì, per intenderci, una bella fetta delle nostre prostitute e anche di quelle del resto d'Europa. Qui, negli anni Novanta, hanno chiuso molte aziende statali e a perdere il lavoro sono state perlopiù donne non giovanissime. E' una migrazione di tipo diverso: anche chi lavora nel tessile non ambisce a fare l'imprenditore e spesso viene impiegato per fare lo zagong, il tuttofare. Uno dei lavori peggiori all'interno dei pronto moda».

Ilenia Reali

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