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Prato

Copiavano i jeans delle ragazzine Maxi-sequestro

Copiavano i jeans delle ragazzine Maxi-sequestro

La Finanza denuncia 25 imprenditori cinesi: secondo l’accusa hanno contraffatto i marchi di una nota azienda bolognese

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PRATO. Cinquantamila capi d'abbigliamento con marchi contraffatti, prevalentemente jeans da donna, per un valore stimato in un milione e 200mila euro, sono stati sequestrati dalla guardia di finanza di Prato nell'ambito di una vasta operazione che ha interessato venti società, la metà a Roma e l'altra metà a Prato, e si è conclusa con la denuncia di 25 persone, tutti cinesi. Lo rende noto il Comando provinciale delle Fiamme gialle.

I marchi contraffatti sono quelli di "Imperial" e "Please", di proprietà della Imperial Spa, una società che ha sede in provincia di Bologna e vende in tutto il mondo, prevalentemente abbigliamento giovanile.

L'operazione della Finanza di Prato, spiegano gli inquirenti, nasce da una serie di piccoli sequestri che sono stati fatti nel tempo nei confronti di pronto moda a conduzione cinese. I finanzieri si sono accorti che i marchi "Imperial" e "Please" ricorrevano spesso e hanno deciso di andare all'origine del flusso di capi contraffatti, scoprendo che il punto di approdo erano alcuni capannoni a Roma, nella zona del Prenestino. L'indagine ha accertato che esistevano due canali di rifornimento: il primo direttamente dalla Cina, il secondo con base a Prato.

Grosse partite di jeans a marchio Imperial o Please, pronti per essere venduti, arrivavano regolarmente a Roma, presumibilmente per via aerea dalla Cina, e venivano stoccate nei capannoni, per poi essere distribuite sul territorio nazionale. A Prato invece sono stati individuati dieci pronto moda cinesi che producevano sul posto i jeans uguali in tutto e per tutto agli ultimi modelli dei due marchi. Quelle decine di migliaia di jeans, se non ci fosse stato l’intervento della Finanza, sarebbero stati venduti ai grossisti che arrivano al Macrolotto da tutta Europa e sarebbero finiti nei mercatini o anche nei negozi, soprattutto all’estero.

Una volta raccolti gli indizi, la guardia di finanza, coordinata dalla Procura di Prato, ha ottenuto venti decreti di perquisizione e sequestro, che sono stati eseguiti nei giorni scorsi. Dieci, come detto, riguardano altrettante aziende con sede a Roma, mentre altri dieci sono stati eseguiti a Prato. Nessuna delle aziende è stata chiusa: i decreti di sequestro riguardano esclusivamente la merce.

Una parte dei capi d'abbigliamento sequestrati aveva il cartellino coi marchi Imperial o Please, mentre un'altra parte riportava marchi diversi, ma secondo la Finanza si tratta ugualmente di merce contraffatta, perché i modelli sono stati copiati. A questo scopo è stata chiesta la collaborazione della società con sede a Bologna, che ha inviato sul posto i propri periti coi modelli originali. Dal confronto sarebbe emerso senza ombra di dubbio che i modelli erano copiati.

Oltre alla denuncia di 25 persone per i reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e vendita di prodotti industriali con segni mendaci, i finanzieri hanno acquisito tutta la documentazione contabile ed extra contabile ritenuta utile alla ricostruzione dell’intera filiera produttiva.

Il sequestro infatti è solo un passaggio dell’indagine. Ora c’è la parte più complessa, vale a dire l’analisi della documentazione acquisita per gli approfondimenti, sia sul versante della contraffazione che su quello fiscale, come accade in questi casi.

Gli inquirenti avvertono e sono coscient i che si tratta solo di «una goccia nel mare» della contraffazione. Un’industria che è sempre più fiorente e per contrastare la quale non c’è altra strada se non la prevenzione e un’azione di controlli puntuali e periodici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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