Il Tirreno

Prato

Profughi, un “fatturato” di cinque milioni

Paolo Nencioni
La protesta della Lega Nord davanti alla " villetta" di Borgolasugana che ospita alcuni migranti (foto Batavia)
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La protesta della Lega Nord davanti alla " villetta" di Borgolasugana che ospita alcuni migranti (foto Batavia)

Prato, sono 428 e si calcola che solo uno su quattro potrà rimanere legalmente in Italia: gli altri andranno a ingrossare l’esercito degli irregolari

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PRATO. Prima erano meno e si vedevano di più, ora sono di più e si vedono meno. Sono 428 e non più di un centinaio di loro rimarranno a Prato come rifugiati. Gli altri in teoria dovranno tornare nei loro paesi al di là del deserto del Sahara, ma in realtà andranno a ingrossare l'esercito degli irregolari.

Sono i profughi stranieri arrivati nel corso degli ultimi mesi, con un picco estivo e una coda autunnale, mentre intanto le rotte dell’esodo cambiavano. Ai primi d'agosto, quando i riflettori erano puntati su di loro, erano 350 e sembravano un'emergenza insostenibile, tanto che lo stesso sindaco Matteo Biffoni fece la voce grossa per dire che Prato aveva già dato, che altri dovevano fare la loro parte.

C'erano ancora un centinaio di Comuni in Toscana che non accoglievano i profughi: ora i "renitenti" si sono ridotti della metà, secondo i calcoli del vice sindaco Simone Faggi. E nel frattempo i profughi sono continuati ad arrivare, stavolta in silenzio. Sette lunedì, sbarcati a Reggio Calabria da una nave di Medici senza frontiere, altri otto ieri. I riflettori si sono spenti, altre emergenze hanno preso il sopravvento e nella percezione comune gli stranieri che fuggono da fame e guerre sono meno visibili. A dire il vero erano poco visibili anche prima, se non sulle pagine dei giornali; e in una città come Prato, una delle capitali dell'immigrazione, tutto ovviamente si confonde.

Il “fatturato”. Per avere un’idea del denaro smosso dalla macchina dell'accoglienza basta moltiplicare i 428 profughi per i 35 euro pro capite al giorno impegnati dal ministero dell'Interno per i 365 giorni di un anno. Il totale fa la bella cifra di 5 milioni 467mila 700 euro (un po’ meno se si considera che le presenze sono aumentate durante l’anno). Una parte va nelle spese vive di vitto e alloggio, il restante, difficile da quantificare, finisce nelle casse delle cooperative che si occupano dell'accoglienza.

Chi li accoglie. Il grosso degli stranieri è in carico alla Coop 22, che fa riferimento all’Opera Santa Rita, e alla cooperativa Pane e Rose, il resto al Consorzio Astir e qualche briciola al Consorzio Coeso di Pistoia. Sono gli stessi soggetti che quasi certamente parteciperanno al nuovo bando per l'accoglienza, visto che quello attuale è in scadenza al 31 dicembre.

Chi sono. La particolarità dei profughi pratesi è che sono quasi tutti uomini, non ci sono siriani e non ci sono eritrei, le due nazionalità che hanno le maggiori probabilità di ottenere lo status di rifugiato politico. Gruppi di siriani sono passati nei mesi scorsi da Prato, ma se ne sono andati nel giro di una notte, la loro meta era evidentemente il Nord Europa. Quelli che sono rimasti sono in gran parte provenienti da Pakistan, Bangladesh e Africa subsahariana, come si ricava dalla distribuzione fornita da Coop 22, che al momento accoglie 41 pachistani, 38 bengalesi, 34 senegalesi, 29 nigeriani, 11 ghanesi, 25 gambiani, 22 ivoriani, 5 maliani, 2 originari della Guinea Bissau e un mauritano, per un totale di 208 unità, con 22 posti liberi (20 in via Santa Caterina, 2 in via Roma, mentre le altre strutture di Savignano, Montemurlo, via Firenze, un'altra in via Roma e una in via Donizetti sono al completo).

Gli appelli caduti nel vuoto. Lo scorso 6 settembre Papa Francesco fece un appello a tutte le parrocchie italiane perché accogliessero una famiglia di profughi, ma nei fatti l'appello è caduto nel vuoto. A Prato non risultano famiglie ospitate nelle parrocchie (anche se la Diocesi ha messo a disposizione le canoniche a Coop 22, per esempio quella di Savignano). Stesso discorso per la solidarietà laica. Al numero istituito dalla Regione per l'accoglienza nelle abitazioni private sono arrivate 500 chiamate per un totale di 250 posti e 120 appartamenti messi a disposizione, ma difficoltà normative hanno fatto naufragare lo slancio di generosità di molti privati e ora il telefono è spento.

«L’accoglienza nelle case dei privati mi pare di difficile applicazione - commenta Roberto Macrì, presidente dell’Opera Santa Rita - Ci sono problemi di spazi e di convivenza. Così come è difficile l’accoglienza nelle parrocchie: servono strutture e personale preparato, non si può improvvisare».

Che fine faranno. Si calcola che solo uno si quattro riuscirà a ottenere lo status di rifugiato o un permesso per motivi umanitari. La Commissione territoriale di Firenze che esamina le domande dovrebbe rispondere entro 60 giorni, ma i tempi sono molto più lunghi. In caso di diniego molti faranno ricorso al Tribunale, ma quando arriverà il no definitivo, arriverà anche un ordine del Questore a lasciare l’Italia entro due settimane. Facile immaginare che pochi lo faranno dopo aver rischiato di morire nel viaggio di andata. «Teoricamente tornano a casa - chiosa Macrì - ma nessuno ci crede. Si creano i presupposti per una situazione di illegalità».

Il nuovo bando. Il vecchio bando per l’accoglienza scadrà il 31 dicembre e la Prefettura sta lavorando a quello nuovo, con scadenza a fine 2016, al quale parteciperanno le stesse associazioni già impegnate nell’accoglienza (probabile nel frattempo una proroga). «La vera emergenza sembra finita - dice il vice sindaco Faggi - Il problema è che nel 2016 ci aspettiamo un numero di arrivi uguale o superiore al 2015».

 

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