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Prato

il personaggio

David Grossman: "Non si può vivere nella paura e nella violenza"

di Vittorio Vannucci
Lo scrittore David Grossman
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Lo scrittore David Grossman

Il romanziere israeliano alfiere della pace, intervenuto al Politeama di Prato per il secondo appuntamento con "Uomini in guerra", la rassegna talk promossa dal Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci

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PRATO. Non facciamoci mangiare dalle illusioni, avviciniamo la realtà e immedesimiamoci nell'altro" è il messaggio più forte lanciato da David Grossman, romanziere israeliano alfiere della pace, intervenuto al Politeama di Prato per il secondo appuntamento con "Uomini in guerra", la rassegna talk promossa dal Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci.

Wlodek Goldkorn, giornalista ed ex responsabile cultura de l’Espresso, ha introdotto il personaggio ad un teatro stracolmo di pratesi. E subito sono arrivate le stilettate del letterato impegnato per la pace, che ha stupito con le sue parole ferme e cristalline: "Io sono empatico con il mio prossimo e cerco sempre il punto di vista dell'altro, lo si vede soprattutto nei mie racconti -ha argomentato David- ma quando mi trovo davanti all'Isis, a persone che vengono per uccidere e basta, allora credo che dobbiamo ucciderli prima che loro facciano lo stesso con noi". E' un David Grossman ruvido ma aperto come al solito alla speranza, al desiderio di pace. Una tensione che non ha abbandonato neppure dopo la morte di suo figlio Uri, deceduto nel 2006 nel conflitto tra Libano e Israele.

"Non volevo scrivere più niente, poi ho pescato le parole per venire fuori dalla disperazione e convincermi di nuovo alla vita".

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Il caos infinito della guerra in Terra Santa lo sprona all'impegno per la pace, tra gente di Palestina e di Israele: "Le ragioni della lotta palestinese riguardano l'aspirazione all'indipendenza di un popolo -sottolinea Grossman- e non una rivalsa etnica e religiosa nei confronti degli ebrei. Detto questo, bisogna che entrambe le parti comprendano che non si può vivere nella paura e nella violenza".

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Vivere con la morte nell'anima significa essere già morti ed è qui che si risveglia il bisogno di una intuizione: l'amore per la realtà, il ripudio dell'illusione. Grossman lo spiega prendendo a prestito il suo ultimo romanzo edito da Mondadori "La principessa del sole" solo all'apparenza un libro per bambini: "Nel libro si parla di una bambina e della sua mamma, la piccola è la principessa, la mamma la regina. Una mattina si svegliano presto per veder sorgere il sole. Questo auspico per la mia terra, che spunti la luce dalle tenebre".

Grande entusiasmo dal pubblico per l'ottima oratoria di Grossman anche se solo una piccola parte ha potuto usufruire delle cuffie con la traduzione simultanea dall'inglese all'italiano. Una sbavatura che, sapendo già in anticipo il forte afflusso di persone, si sarebbe potuta evitare.

Successo, comunque anche per questo secondo appuntamento di "Uomini in guerra", dopo il positivo esordio dello scorso ottobre con Luis Sepulveda. Intanto il Pecci continua a raccogliere le iscrizioni per l'associazione Centro per l'arte contemporanea. Gli iscritti potranno essere informati sulle dati di riapertura della sede di viale della Repubblica.

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