Sicurezza
Aperta un’inchiesta sulle botte ricevute da un detenuto
Le frasi registrate alla Dogaia: «Qui la Costituzione non c’è Ti lamenti perché ti picchiano? Vengo e te ne do delle altre»
PRATO. «Se la Costituzione fosse applicata alla lettera, questo carcere sarebbe chiuso da 20 anni, perché questo carcere é fuori legge, cioè é fuori dalla legge. Questo carcere, questo Istituto, con la Costituzione, non ha nulla a che vedere!».
Chi parla è un brigadiere della polizia penitenziaria in servizio al carcere della Dogaia, registrato di nascosto, nel novembre 2013, da un detenuto marocchino di 41 anni che si lamenta di essere stato picchiato da un collega del sottufficiale. L’audio della conversazione, diffuso dall’associazione “A buon diritto” e pubblicato ieri da Repubblica.it, è uno spaccato inquietante di quello che può succedere dentro un carcere, e sul quale il sostituto procuratore Lorenzo Gestri ha aperto da più di un anno un’inchiesta di cui solo ora si viene a conoscenza. Il magistrato, interpellato sull’indagine, ha chiarito che il fascicolo è ancora aperto e la Procura non può fornire alcun particolare. Dunque al momento si possono fare solo deduzioni: che ci siano uno o più indagati e che si proceda per lesioni personali e violazione degli obblighi a cui è tenuta la polizia penitenziaria. Visto il lasso di tempo trascorso, è più che verosimile che più di un agente della penitenziaria sia stato sentito dal magistrato.
Il protagonista della storia si chiama Rachid Assarag, difeso da Fabio Anselmo, è un detenuto che sta scontando una condanna a 9 anni e quattro mesi per violenza sessuale. In sei anni, dal 2009 fino a oggi, Rachid ha girato undici carceri diversi (Milano, Parma, Prato, Firenze, Massa Carrara, Napoli, Volterra, Genova, Sanremo, Lucca, e Biella), in molti dei quali sostiene di essere stato maltrattato. Da un certo momento in poi ha trovato il modo di registrare di nascosto quello che gli dicevano gli agenti della polizia penitenziaria e di far uscire le registrazioni dal carcere. Ce n’è un’altra particolarmente illuminante alla Dogaia. «Lei non mi ha toccato - dice Rachid - ma il vostro collega, mentre mi sta picchiando, vedo che lei, brigadiere, gli puoi dire “Fermati!"». Per tutta risposta il brigadiere replica: «No, io vengo e ti do l'altre! Però siccome te le sta dando lui, non serve che te le do pure io! Basta uno solo che te le dà!». E ancora: «Anzi, sono stato più corretto: mi sono trattenuto e non te le ho date!».
Agli atti dell’inchiesta c’è anche la registrazione di una conversazione tra Rachid e un’infermiera in servizio alla Dogaia, che sembra aver subìto dei torti non meglio specificati.
Assarag è stato sentito dal sostituto Gestri il 9 ottobre 2014 nel carcere di Sollicciano, dove era stato trasferito, e ora è in un’altra casa circondariale, dove ha iniziato lo sciopero della fame e avrebbe perso 18 chili. Interpellato sulla vicenda, il direttore della Dogaia, Vincenzo Tedeschi, ha detto al Tirreno di non esserne a conoscenza e che si sarebbe informato. Poi ha preferito non fare alcun commento.
Paolo Nencioni
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