Sicurezza
Coiano: la sinistra, il Papa e le nozze sinti
Prato, i congressi del Pci, Pds, Ds e infine Pd si sono sempre svolti qui. Bensi: «Una volta vinsi a scopa con Lama»
PRATO. La volta che vinse a briscola con Luciano Lama, il leggendario segretario della Cgil, se la ricorda come fosse ieri. «Sarai bravo come sindacalista ma con le carte non ci sai fare», fu la battuta di Mario Bensi al numero uno della Cgil.
Erano i primi anni Ottanta, in Italia il Pci era ancora vivo e vegeto e la casa del popolo di Coiano allevava nel suo grembo intere generazioni della sinistra. Memorabili furono qui i congressi del Pci dove si decidevano le sorti della città, come quello del 1984 che spazzò via un’intera classe dirigente favorendo l’ascesa dei giovani Claudio Martini, Fabrizio Mattei, Andrea Lulli. Poi di nuovo, un altro infuocato congresso nel 1988.
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«Ferite che fecero male per tanti anni, tanto che nel 2005 Martini mi disse che i congressi di partito non dovevano più farsi a Coiano», rammenta Bensi, ex operaio tessile. Il Pci era morto nel 1991, il Pds anche (1998) e nel 2005 era il momento dei Democratici di Sinistra. Sembra ieri per il presidente Mario Bensi, invece sono passati quarant’anni. Quarant’anni di storia della casa del popolo di Coiano, una delle poche di Prato, che tagliò il nastro della nuova sede di via Bisenzio a San Martino il 7 dicembre 1975: un anniversario da festeggiare coi fiocchi con tante iniziative dal 3 al 6 dicembre. In queste quattro mura, tirate su in un anno e mezzo da due muratori del posto e grazie alle braccia di volontari, i simboli del comunismo sono un pallido ricordo con buona pace dei vecchietti più nostalgici cui "l’homo novus" Renzi va ancora poco giù.
Ma la dialettica interna è il sale della democrazia è così capita che se a un Bensi il premier piace così così, per il vicepresidente Rolando Gabbiani è già più convincente. Politica a parte, la casa del popolo di Coiano è un pezzo di storia con la “S” maiuscola di Prato. Storia politica, storia dell’associazionismo (la casa del popolo è affiliata all’Arci), storia del movimento operaio, storia di una comunità che negli anni '70, complice l’espansione della zona intorno a viale Galilei, aveva bisogno di ritrovarsi in uno spazio d’aggregazione più grande. Quelle quattro mura costruite grazie a una sottoscrizione popolare (furono raccolti 17 milioni delle vecchie lire, di cui uno donato dal patron dell’azienda di caffè “Segafredo” che da Bologna veniva spesso a Prato) trasudano idee, passione, impegno e amicizie.
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E in questi quarant’anni c’è sempre stato lui, Mario Bensi, uno dei fondatori più giovani insieme a Daniele Biffoni, babbo del sindaco insieme ai tre "padri" di Coiano: Enzo Catani, Guido Brunetti e Silvano Davizzi. Scherza Bensi: «Sono un presidente da rottamare ma chi ha voglia di prendere il mio posto? L’unica consolazione è quella di aver allevato almeno il sindaco e vicesindaco che sono cresciuti qui».
Al bar della casa del popolo di Coiano, che è anche la sede del circolo Pd (Faggi, il vicesindaco, ne è stato il segretario fino al 2010), campeggia in bella vista la foto di Papa Francesco. «Più a sinistra di lui non ce n’è», dicono gli avventori che alternano al caffè di metà mattina la lettura del giornale . e una partitina di carte. Anche questo è un segno dei tempi che cambiano.
«L’ideologia non c’è più ma l’identità rimane. La casa del popolo resta un patrimonio di identità collettiva da salvaguardare, un laboratorio di cittadinanza e differenze. Da tempo la nostra casa del popolo ha accolto la sfida di diventare la casa dei popoli, fin da quando aderì nel 2006 al progetto regionale “Porto Franco”, strizzando l’occhio alla multiculturalità. Qui dentro abbiamo celebrato matrimoni fra sinti e nigeriani. Non fu facile far passare fra i nostri soci il messaggio di questa apertura alle altre culture».
A Coiano questa è storia recente. Quella più antica è scolpita su una di quelle targhe appese di fronte al bancone. Ricorda quel comunista di ferro Enzo Catani, oggi novantenne, che nel 1948 ebbe l'ardire di distribuire volantini per una festa da ballo senza i permessi della prefettura.
«L’avvocato Bocci – ricorda Bensi – sollevò un’obiezione di incostituzionalità davanti alla Corte Costituzionale che il 5 giugno del 1956 pronunciò la prima sentenza della sua storia».
Fosse solo per questo, Coiano farebbe storia. Da qui son passati i segretari della Cgil Lama e Cofferati, diversi ministri del lavoro, il segretario Bersani e, più di recente, Renzi.
«Ma la casa del popolo – rivendicano presidente e vice - ha sempre avuto la sua autonomia politica, anche perché non tutti i 600 soci hanno una storia di sinistra. Del resto, ci reggiamo con le campagne di tesseramento e, a differenza di altri circoli, non abbiamo i ricavi della pizzeria».
Ma ci sono le famigerate macchinette, le slot machine che tanto animano il dibattito interno dell’Arci. «Ho la coscienza a posto – dice Bensi – Quello che arriva dalle macchinette viene reinvestito nella casa del popolo e il loro utilizzo è vietato ai ragazzi sotto i 25 anni. Mi pare che a monte ci sia un ragionamento un po’ ipocrita. L’istituzione mi chiede da una parte di prevenire la ludopatia però mi permette di vendere sigarette e alcolici…». Coiano è anche un microcosmo di rapporti umani che si nutre di cultura, con i mille libri che sono stati donati dalla collettività alla biblioteca della casa del popolo. Un progetto al quale tiene molto Mario Barbacci, l’attivissimo responsabile cultura dell’Arci. «Sarà inaugurata il 19 dicembre: senza cultura le case del popolo non possono avere futuro».
Un po' di storia. In principio fu la casa del Fascio a Coiano. Dalle macerie di quella, nel secondo dopoguerra, vide la luce in affitto il primo nucleo della casa del popolo di Coiano che si trasferì poi alla "Terrazza Paradiso", all’altezza dell’attuale negozio “Spazio Luce”. Le ferite della guerra erano ancora profonde tanto il primo circolo fu intitolato al partigiano Gualtiero Galeotti. Ma i pratesi stavano stretti nei locali dell’ex “Terrazza Paradiso”, dove tanti pratesi ballavano dopo le dure giornate di lavoro trascorse dietro al telaio.
«La casa del popolo di Coiano è stata voluta dal popolo – racconta Mario Bensi – Ci fu una grande mobilitazione generale negli anni in cui il grande sviluppo della zona, complice l’immigrazione dal Nord e dal Sud, fece maturare la decisione di costruire un locale di proprietà, uno spazio di aggregazione più grande. Nel 1975 avvenne l’inaugurazione col sindaco Landini, due anni dopo ci s’allargò ancora costruendo il grande salone nel piano interrato». A gettare il cuore oltre l’ostacolo, un centinaio di soci che si frugò in tasca per acquistare i terreni di via del Bisenzio a San Martino, davanti al lanificio Cangioli.
«La sede fu devoluta dalla società civile della casa del popolo all'allora Pds nato dalla scissione del Pci - ricorda il presidente Bensi - Fu un passaggio travagliato perché tre dei nove membri della proprietà che erano passati nelle file di Rifondazione si opposero alla decisione della maggioranza». Ne derivò un braccio di ferro che si trascinò in tribunale per dieci anni.
Il programma della festa. Cena sociale, giochi, ballo, momenti di dibattito e cultura per un compleanno da non dimenticare. E’ ricco e corposo il programma di festeggiamenti per i quarant’anni della Casa del popolo di Coiano, cominciato giovedì 3 con una cena sociale in programma alle 20. Largo al gioco stasera, 4 dicembre (alle 21) con il torneo di briscola che vedrà contrapporsi i circoli Arci della provincia. Sabato, alle 10, si svilupperà un dibattito intorno al tema “40 anni della casa del popolo di Coiano. Ieri, oggi e domani” con l'intervento di Francesca Chiavacci (presidente dell’Arci nazionale), del sindaco Matteo Biffoni, del presidente dell’Arci provinciale Andrea Barni e quello della Casa del popolo di Coiano Mario Bensi. A moderare l’iniziativa, il responsabile cultura dell’Arci provinciale Mario Barbacci. Si prosegue alle 12: sarà intitolata una sala al pittore pratese Tosco Andreini, scomparso nel 2013 noto per il suo impegno sociale e culturale mentre alle 21 serata di ballo. Gran finale dei festeggiamenti domenica, alle 21.30, con una serata musicale sulle note dell’orchestra “E. Chiti”.
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