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Un pratese inventa il cantuccino-solidale
Il classico biscotto di Prato è stato trasformato in un gadget per raccogliere fondi in favore del Dynamo Camp di Limestre. L'idea è di Stefano Rosati, impiegato e fotografo
PRATO. Non hanno la fragranza né il profumo dei dolci appena sfornati, ma nell’aspetto e nella sostanza sono a tutti gli effetti dei cantuccini. Il tradizionale Biscotto di Prato si trasforma in un accessorio accessibile a tutti, che offre l’opportunità, con pochi euro, di fare un regalo di Natale e, allo stesso tempo, di compiere gesto di solidarietà. Il ricavato delle vendite dei portachiavi realizzati con i biscotti alle mandorle tipici della tradizione locale sarà interamente devoluto a Dynamo Camp di Limestre, un luogo di vacanza dove i bambini con gravi patologie possono fare terapia senza dover rinunciare all’allegria. Obiettivo: 2.000 euro, l’equivalente del costo sostenuto dalla struttura per il soggiorno di un bambino. L’idea è venuta a un cittadino che l’ha realizzata a proprie spese mosso unicamente dal desiderio di fare qualcosa per gli altri.
Stefano Rosati, impiegato e fotografo per passione, si è dedicato al progetto realizzando i gadget con le sue mani. «Ho acquistato i biscotti e li ho resinati trasformando uno dei simboli della città in un oggetto del quotidiano - racconta - infine, ho applicato a ciascuno un anello metallico e un cartellino con su scritto “Dolce: l’amore per un’idea, l’affetto di un dono”».
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Nella frase legata al portachiavi è racchiuso il concetto che sta alla base dell’iniziativa: «Ci sono sempre meno soldi da spendere, ma quando s’avvicina il Natale è difficile rinunciare ai regali - dice - in controtendenza con un consumismo che impone prezzi sempre più elevati, “Dolce” costa due monete e, se viene rotto o perduto, ha il vantaggio di non lasciare rimpianti, bensì il senso di aver partecipato a un progetto umano». Finora Rosati ha realizzato in tutto 550 pezzi. Si possono acquistare presso alcuni negozi del centro storico al costo di 4 euro l’uno. Allo studio c’è giù un progetto sul tortellino di Bologna e un altro sul torrone di Siena.
«Non occorre neppure che venga usato - aggiunge - poiché in realtà non si acquista un oggetto, ma si aderisce a un’idea: tutto il ricavato verrà destinato alla Dynamo Camp, che mi ha nominato ambasciatore del loro progetto. Mi auguro di poterli ospitare presto ad a una delle mie proiezioni fotografiche per dare modo all’associazione di raccontare quello che fanno a un pubblico numeroso. Personalmente li stimo molto per le opportunità che sono capaci di offrire ai bambini più svantaggiati aiutandoli a concentrarsi sulle loro possibilità e non sulle privazioni».
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