Il Tirreno

Prato

Il vescovo al contrattacco: "Non abbiamo messo nessuno per la strada"

Il vescovo di Prato Franco Agostinelli
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Il vescovo di Prato Franco Agostinelli

Monsignor Agostinelli commenta il caso dell'uomo di 65 anni che si è tolto la vita nel chiostro della parrocchia di San Francesco e polemizza con la stampa: "Non vorrei che questa fosse l'ora degli sciacalli"

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PRATO. «La Diocesi non ha messo per strada nessuno. Semmai è vero l’esatto contrario». Lo ha detto nella serata di oggi, 2 dicembre, il vescovo Franco Agostinelli che ha concesso un'intervista in esclusiva all'emittente di proprietà della stessa Diocesi, Tv Prato, per commentare il caso dell'uomo di 65 anni che all'alba di martedì 1° dicembre si è tolto la vita impiccandosi nel chiostro della parrocchia di San Francesco.

Agostinelli ha ricordato di essere stato tra i primi, martedì mattina, a recarsi nel luogo dove è avvenuto il tragico fatto. «È stato un trauma e uno shock profondo», dice monsignor Agostinelli. Ancora oggi, si legge in una nota della Diocesi, il suo stato d’animo è di un «profondo dolore, provo grande pietà per lui – aggiunge il vescovo - lo affido al Signore e ci affidiamo tutti al Signore. Nessuno poteva paventare una cosa di questo tipo, perché era un uomo che la Diocesi aveva accolto, aiutato e sostenuto».

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Nell’intervista, Agostinelli ha voluto chiarire il rapporto che l’uomo aveva con la Diocesi. «Aveva svolto una attività presso di noi e poi quando questa si è conclusa noi ci siamo fatti carico di accoglierlo ancora, in attesa che trovasse una soluzione per la propria vita», racconta monsignor Agostinelli, che aggiunge: «Ha vissuto per quattro anni in San Francesco, ma l’accordo era per un solo anno, passato questo tempo era ancora lì, in mezzo a noi». Il vescovo tiene a ribadire che non c’era alcun contratto d'affitto stipulato ma che l’accoglienza avveniva a titolo assolutamente gratuito. Poi è arrivato il momento di ristrutturare gli ambienti parrocchiali di San Francesco. «Sono spazi fatiscenti e bisognosi di restauri – afferma il vescovo – per fare i lavori dobbiamo lasciarli liberi e per questo cercavamo di trovare una soluzione condivisa con lui. Tante volte è stato incontrato, sollecitato affinché si potesse trovare una soluzione».

Un’altra sottolineatura riguarda la lettera inviata tramite un avvocato, contenente la richiesta di lasciare le stanze dove l’uomo veniva ospitato. «Non era uno sfratto, ma solo un sollecito per stimolare una persona a prendere una decisione che sembrava tardare. Ma mai – ha scandito Agostinelli – mai lo avremmo messo per strada. Io sfido chiunque a trovare fatti che provino il contrario».

Il vescovo ricorda come la Diocesi, la Caritas, «braccio operativo della stessa Diocesi», e le singole parrocchie s’impegnino quotidianamente nei confronti di coloro che si trovano in difficoltà. Ma ricorda anche che se s’impone il dovere dell’accoglienza è altrettanto importante «aiutare le persone a crescere, aiutarle a rigenerarsi. Altrimenti – aggiunge ancora – saremo come quel babbo che risolve tutti i problemi dei figli, che una volta cresciuti non sanno cavarsela da soli. Vorremmo aiutare la gente a crescere in questo senso, è la forma più giusta della carità».

Infine un pensiero su come la vicenda è stata riportata sui mezzi di comunicazione. «Credo ci sia stato un eccessivo accanimento – ha concluso monsignor Agostinelli – perché le cose vanno dette, certo, ma l’informazione deve essere sempre accompagnata da una certa deontologia professionale». Il vescovo poi non nasconde il disappunto verso alcune strumentalizzazioni di tipo politico. «C’è chi dice siamo sempre pronti ad accogliere i profughi, coloro che vengono da lontano ma ci dimentichiamo degli italiani. Non è vero assolutamente, le opinioni sono un conto, la realtà è un’altra. Posso raccontare le storie che passano dalla Caritas dove accogliamo stranieri certo, ma tanti, tanti italiani».

"Non vorrei che questa fosse l'ora degli sciacalli - ha concluso Agostinelli - Bisogna essere uomini, non quaquaraquà. Forse potevamo fare meglio, ma ripeto che stavamo cercando una soluzione".

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