La manifestazione
«Cinesi, ancora troppe irregolarità»
Nel secondo anniversario dell’incendio alla Teresa Moda, Comune e Regione fanno il punto sui controlli alle confezioni
PRATO. Il presidente della Regione Enrico Rossi ha incontrato i parenti di alcune delle vittime dell’i ncendio della confezione Teresa Moda, dove il 1° dicembre 2013 morirono sette operai cinesi. L’occasione è stata l’incontro in palazzo comunale sui risultati del progetto Lavoro Sicuro (i controlli straordinari sulle confezioni cinesi) nel secondo anniversario della tragedia. Rossi ha parlato brevemente coi parenti in lacrime prima dell’inizio dell’incontro. In precedenza i l presidente della Regione aveva ringraziato il confezionista cinese che la scorsa settimana ha denunciato un tecnico del Dipartimento di prevenzione dell’Asl che chiedeva soldi per ammorbidire i controlli.
Il sindaco Matteo Biffoni , parlando coi cronisti prima dell’incontro, ha detto che sul fronte del rispetto delle regole i risultati sono ancora inferiori a quelli che lui si aspettava, ma che qualcosa si sta muovendo. Nelle parole del vice sindaco Simone Faggi e del prefetto Maria Laura Simonetti si è colta la preoccupazione sulla lentezza con la quale le regole italiane entrano nella cultura delle aziende cinesi. «Chi non rispetta le regole non è benvenuto in questa città» ha scandito Faggi. «Oggi c’è cordoglio - gli ha fatto eco il prefetto - ma anche disagio perché ci sono ancora troppi imprenditori che lavorano in spregio alle leggi e alla nostra stessa civiltà».
Nel suo intervento il presidente Rossi, davanti a un salone gremito anche di cittadini cinesi, ha detto che «nessuno può arrogarsi il diritto di chiedere denaro durante i controlli alle confezioni» e ha invitato tutti a denunciare eventuali richieste alla Procura della Repubblica. «Lo sfruttamento del lavoro - ha aggiunto - è contrario alla Costituzione e alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Non si lavora 18 ore e non si va a lavorare quando si dovrebbe andare a scuola». Sulla lotta all’evasione fiscale: «Sento che c’è rancore verso evidenti fenomeni di violazione di regole minime che non si può tollerare. Abbiamo bisogno di far capire che si sta dentro una comunità solo a condizione che si contribuisca in rapporto alle proprie sostanze».
Renzo Berti, coordinatore del Progetto Lavoro Sicuro, ha illustrato un bilancio dei controlli, dal quale emerge che finora sono state controllate 4.287 aziende (il 55,7%) e ne restano da controllare 3.413. «Continuano a prevalere le situazioni di irregolarità - ha spiegato - soprattutto a Prato, nell’80% delle imprese controllate. In 456 casi (340 solo a Prato) abbiamo trovato dormitori abusivi». Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi ha fatto il controcanto. «In poco più di un anno - ha detto - il mio ufficio ha ricevuto dalla sola Asl di Prato 1.660 notizie di reato, 1.965 in totale se ci sommiamo quelle arrivate da altri soggetti impegnati nei controlli. E siamo l'ufficio più piccolo della Toscana. Il risultato è una crisi molto difficile da fronteggiare. Ai miei collaboratori posso chiedere di impegnarsi, non di fare miracoli». E ancora: «Non vorrei che le sanzioni diventassero per i cinesi una sorta di costo di azienda. Inoltre quasi mai il titolare formale dell’azienda coincide col vero proprietario. Altro tema è la volatilità delle imprese, che è supportata da una fitta rete di professionisti (italiani, ndr) che contribuisce a produrre una mole di documenti falsi». Sui "controllori" che non controllano, Nicolosi ha detto che sta pensando di creare in Procura uno sportello anti-corruzione per far emergere il fenomeno. (p.n.)
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