La manifestazione
Sfruttamento ed evasione: "C'è ancora molto da fare"
All'incontro in Comune nel secondo anniversario della tragedia della Teresa Moda, le istituzioni spronano i cinesi a mettersi in regola. Il vicesindaco Faggi: "Chi non lo fa, qui non è il benvenuto". Berti: "Controllato il 55,7% delle confezioni"
PRATO. Il presidente della Regione Enrico Rossi ha incontrato i parenti di alcune delle vittime dell’incendio della confezione Teresa Moda, dove il 1° dicembre 2013 morirono sette operai cinesi. L’occasione è stata l’incontro in palazzo comunale sui risultati del progetto Lavoro Sicuro (i controlli straordinari sulle confezioni cinesi) nel secondo anniversario della tragedia. Rossi ha parlato brevemente coi parenti in lacrime prima dell’inizio dell’incontro. In precedenza il presidente della Regione aveva ringraziato il confezionista cinese che la scorsa settimana ha denunciato un tecnico del Dipartimento di prevenzione dell’Asl che chiedeva soldi per ammorbidire i controlli e ha aggiunto che ci sono altri due filoni su cui lavorare, quello delle “condizioni di sfruttamento brutale” ancora presenti in alcune aziende cinesi, e quello dell’evasione fiscale: “E’ inaccettabile. Noi garantiamo servizi e i servizi costano, dunque tutti li devono pagare”.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.12537898:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2015/12/01/news/i-confezionisti-non-hanno-pagato-1.12537898]]
Il sindaco Matteo Biffoni, parlando coi cronisti prima dell’incontro, ha detto che sul fronte del rispetto delle regole i risultati sono ancora inferiori a quelli che lui si aspettava, ma che qualcosa si sta muovendo. Commentando le recenti affermazioni del procuratore Giuseppe Nicolosi sulla presenza di una “zona grigia” nella quale italiani e cinesi si danno una mano nell’infrangere le regole (ad esempio nell’inchiesta sullo sfruttamento della prostituzione in piazza Mercatale), Biffoni si è augurato che si tratti di casi isolati. Nelle parole del vice sindaco Simone Faggi e del prefetto Maria Laura Simonetti si è colta la preoccupazione sulla lentezza con la quale le regole italiane entrano nella cultura delle aziende cinesi. “Chi non rispetta le regole non è benvenuto in questa città” ha scandito Faggi. “Oggi c’è cordoglio - gli ha fatto eco il prefetto - ma anche disagio perché ci sono ancora troppi imprenditori che lavorano in spregio alle leggi e alla nostra stessa civiltà”.
Nel suo intervento il presidente Rossi, davanti a un salone gremito anche di cittadini cinesi, ha detto che “nessuno può arrogarsi il diritto di chiedere denaro durante i controlli alle confezioni” e ha invitato tutti a denunciare eventuali richieste alla Procura della Repubblica. “Lo sfruttamento del lavoro - ha aggiunto - è contrario alla Costituzione e alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Non si lavora 18 ore e non si va a lavorare quando si dovrebbe andare a scuola”. Sulla lotta all’evasione fiscale: “Sento che c’è rancore verso evidenti fenomeni di violazione di regole minime che non si può tollerare. Abbiamo bisogno di far capire che si sta dentro una comunità solo a condizione che si contribuisca in rapporto alle proprie sostanze”. Ha fatto anche riferimento al processo in corso contro i proprietari del capannone della Teresa Moda: “E’ importante perché può accertare responsabilità che vanno oltre la divisione tra etnie”. “Bisogna fare in modo che la ripresa sia una ripresa sana - ha aggiunto Rossi - e la Regione è disponibile a fare la sua parte”.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.12537650:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2015/11/30/news/lavoro-sicuro-incontro-in-palazzo-comunale-1.12537650]]
Renzo Berti, coordinatore del Progetto Lavoro Sicuro, ha illustrato un bilancio dei controlli, dal quale emerge che finora sono state controllate 4.287 aziende (il 55,7%) e ne restano da controllare 3.413. “Continuano a prevalere le situazioni di irregolarità - ha spiegato - soprattutto a Prato, nell’80% delle imprese controllate. In 456 casi (340 solo a Prato) abbiamo trovato dormitori abusivi”. Nel primo semestre dell’anno erano state riscosse sanzioni per due milioni e 192mila euro (oltre un milione e 200mila euro solo a Prato). “Tutto bene, dunque? - si è chiesto Berti - Non proprio, perché il cambiamento ancora è troppo subìto. Devono capire che stare nelle regole conviene”.
Il console cinese Ji Gang ha detto che le autorità cinesi hanno lavorato molto per aiutare le aziende nel loro percorso di regolarizzazione, e organizzato incontri con le associazioni orientali per trasmettere le regole sulla sicurezza. "Sono passati due anni e non ci dimenticheremo la lezione della Teresa Moda - ha detto - La vita, una volta persa, non può essere recuperata. Ci conforta il fatto che sempre più imprese cinesi si mettono in regola".
Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi ha fatto il controcanto. "In poco più di un anno - ha detto - il mio ufficio ha ricevuto dalla sola Asl di Prato 1.660 notizie di reato, 1.965 in totale se ci sommiamo quelle arrivate da altri soggetti impegnati nei controlli. E siamo l'ufficio più piccolo della Toscana. Il risultato è una crisi molto difficile da fronteggiare. Ai miei collaboratori posso chiedere di impegnarsi, non di fare miracoli". E ancora: "Non vorrei che le sanzioni diventassero per i cinesi una sorta di costo di azienda. Inoltre quasi mai il titolare formale dell'azienda coincide col vero proprietario. Altro tema è la volatilità delle imprese, che è supportata da una fitta rete di professionisti (italiani, ndr) che contribuisce a produrre una mole di documenti falsi". Sui "controllori" che non controllano, Nicolosi ha detto che sta pensando di creare in Procura uno sportello anti-corruzione per far emergere il fenomeno. Il procuratore ha parlato anche dello smaltimento illecito degli scarti tessili, al cui contrasto potrebbe collaborare la guardia di finanza e l'Agenzia delle entrate. Accennando alla morte del bambino cinese morto il mese scorso a Carmignano, Nicolosi ha detto che la Procura in questi casi intende contestare l'omissione dolosa delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
