Il Tirreno

Prato

Processi in tv, e gli avvocati scioperano

Il presidente dell’Unione Camere penali ha spiegato in Tribunale i motivi dell’astensione. «E un cd costa 300 euro...»

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PRATO. Ma perché la copia di un compact disc contenente atti giudiziari deve costare a un avvocato, e dunque al suo cliente, la bellezza di 300 euro? Basterebbe forse questa domanda per capire che c’è qualcosa che non funziona nella macchina giustizia in Italia. La domanda l’ha posta provocatoriamente l’avvocato Vinicio Vannucci, presidente della Camera penale di Livorno, durante l’incontro che si è svolto ieri mattina in Tribunale per spiegare come mai per tutta la settimana gli avvocati italiani si asterranno dalle udienze. Non lo fanno per il costo dei cd, ma vale la pena ricordare che la tariffa dei 300 euro è stata stabilita dal Ministero, sulla base di quanto costerebbe fare le copie su carta, senza un apparente motivo, almeno per noi profani.

A spiegare le ragioni dell’astensione, introdotto da Mauro Cini, presidente della Camera penale pratese, ci ha pensato l’avvocato Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione delle camere penali. Uno dei motivi è la proposta del governo, aspramente criticata dagli avvocati, di estendere a tutti i detenuti l’applicazione dell’articolo 146 bis del Codice di procedura penale, vale a dire il potere del giudice di disporre che il detenuto resti in carcere, collegato in video, mentre si celebra il suo processo. Per Migliucci così si smaterializza l’imputato, «e lascia inorriditi il disinteresse suscitato da questa proposta». Il caso è nato a Roma durante il processo per Mafia Capitale.

«Accampano ragioni di risparmio inesistenti - dice Migliucci - perché bisognerà dotare tutte le carceri dei necessari dispositivi, che costano».

Ma non è solo questo “processo mediatico” che preoccupa i legali. C’è anche il “processo mediatico” inteso come quello che si fa prima in tv e sui giornali e poi nelle aule di giustizia. «Il circuito degli inquirenti - ha detto il presidente dell’Unione camere penali - consegna spesso ai giornali notizie che non dovrebbero essere diffuse. Ricordiamoci che nel nostro paese c’è la presunzione di innocenza».

E dunque secondo Migliucci i processi si fanno solo in aula e anche gli avvocati dovrebbero astenersi dal partecipare ai talk show.

Gli avvocati notoriamente si oppongono anche all’allungamento dei tempi di prescrizione, cioè del limite oltre il quale non si giudica più se uno sia colpevole o innocente ma si stabilisce soltanto che è passato troppo tempo. Ma come si fa a ottenere un processo in tempi ragionevoli? Secondo Migliucci bisogna «portare in aula solo i processi che hanno un significato», riformando il Codice penale in modo che i rerati minori possano risolversi con sanzioni amministrative. «Nel 2008 - ha spiegato - abbiamo fatto una ricerca su 100 tribunali italiani e abbiamo visto che molte lentezze dipendono da disfunzioni organizzative, difetti di notifica, imputazioni sbagliate, testimoni che non si presentano. Stiamo ancora aspettando la risposta del Ministero».

Poi, certo, ci sono anche le carenze di organico, a Prato come altrove, che aggravano e in certi casi producono quelle disfunzioni organizzative di cui parla Migliucci, gli avvocati non se lo nascondono.

E infatti a sentir parlare il presidente dell’Unione delle Camere penali c’era anche il giudice Monica Jaqueline Magi, che ha ricordato come lo Stato dia poche risorse alla giustizia. «Per farla breve, o ci date i mezzi - ha detto, guadagnandosi un applauso dagli avvocati - o non si può lavorare. E non si possono ridurre le garanzie per i cittadini perché mancano i soldi. In ogni caso, dover pagare 300 euro per fare la copia di un cd mi pare allucinante».

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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