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Toscana economia

Il giallo dei procacciatori tessili nigeriani

Ilenia Reali
Il giallo dei procacciatori tessili nigeriani

Su poco più di mille residenti, bambini compresi, ci sono 365 aziende di cui oltre il 90% individuali e con “regimi facili”

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PRATO. Un terzo dei nigeriani che vivono a Prato, bambini compresi, hanno la partita Iva. E di questi una buona metà esercita la professione di procacciatore di affari tessili. Un numero che non sembra trovare corrispondenza nelle effettive attività che la comunità nigeriana sembra svolgere in città. I numeri sono troppo elevati e di procacciatori tessili nigeriani gli addetti ai lavori non ne hanno mai incontrati. La comunità nigeriana in provincia in base ai dati Istat al primo gennaio 2015 conta 1.065 residenti, di cui 945 il Comune di Prato. Il 30 settembre del 2013 i nigeriani nel comune capoluogo erano 867. Residenti che si dividono quasi a metà tra uomini e donne. Ma se nelle banche dati del Comune si trova una crescita percentuale che rientra nei normali parametri diversa è la situazione dal punto di vista economico. Il 30 giugno del 2014, ultimi dati pubblicati, le imprese attive registrate con titolare nigeriano erano 365, di queste 358 sono ditte individuali. Un numero in cui  a farla da padrona è il settore del commercio con 333 aziende. Ma se si entra ancora nel dettaglio e lo fa l’ufficio studi della Camera di Commercio con una nota a margine dell’ultima relazione relazione sull’imprenditoria straniera in provincia di Prato emerge che nella gran parte dei casi (167 imprese su 358 al 30 giugno del 2014 ) si tratta di procacciatori d’affari iscritti per il settore tessile e abbigliamento oppure per il restante 29,8% di imprese di commercio ambulante.

Se il lavoro di commercianti ambulanti per i nigeriani è cosa nota non è così per il procacciatore d’affari tessili.

Non sa niente di questo fenomeno la Prefettura né tantomeno la Questura che rinnova i permessi di soggiorno anche in caso di attività autonoma ma sempre dietro presentazione di documentazione contabile (non basta l’iscrizione, per intenderci), niente sostengono di sapere neppure gli avvocati che seguono più da vicino la comunità nigeriana nè tantomeno gli addetti ai lavori che si interrogano su questo fenomeno che tra l’altro nel 2015 sembrerebbe in crescita.

Un giallo dunque a cui non si trova risposta e che è destinato a crescere. In base ai dati della Camera di commercio di Prato ma analizzati dall’Iris dal 2008 al 2014 le aziende con titolare nigeriano sono cresciute del 141,4 per cento andando ad attestarsi come terzo gruppo etnico per le attività autonome del territorio (i procacciatori hanno regimi facili) dopo la comunità cinese e quella albanese con rispettivamente 4.518 aziende e 472 con 15.569 e 4.9087 residenti solo nel Comune di Prato.

 

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