La protesta
Vincere il disagio mentale grazie alla pittura
Il Servizio psichiatrico dell’ospedale ha presentato il progetto che punta a facilitare la guarigione dei pazienti attraverso l’espressione artistica
PRATO. Un laboratorio di espressione artistica dove si può essere solo osservatori, entrare e uscire dalla stanza senza soffermarsi, o partecipare attivamente. Si è liberi di esprimersi e portare, se si vuole, qualcosa di sé in uno spazio da sempre simbolo di esclusione e separazione: il Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura che per una volta, giovedì scorso, ha aperto le porte alla città per condividere un progetto sperimentale di arte terapia “La nostra immagine attuale” promosso dall’Azienda sanitaria pratese con la partecipazione delle associazioni pratesi Di.a.psi.gra (Difesa malati psichici gravi) e Il Campo di Booz. Reparto (al piano terra del Santo Stefano) dedicato alla gestione delle urgenze, delle crisi e delle acuzie per persone affette da disturbi psichiatrici, per un pomeriggio è diventato un luogo di incontro e convivialità tra familiari, personale sanitario, medici, pazienti e cittadini. Tutti diventati “graficanti” per un giorno, dal titolo del laboratorio di arte terapia attivo dal 2014 all’interno del reparto una volta alla settimana, per promuovere la salute, facilitare la guarigione attraverso l’espressione artistica e favorire la conoscenza di se stessi e delle proprie potenzialità, curato e condotto da Claudia Masolini e dagli infermieri del Servizio psichiatrico, Tiziana Bresci e Marco Chiovenda.
«Una bellissima esperienza» racconta Alessandra una dei ‘pittori esperti’ insieme a Giovanni e Lamberto che, con altri degenti, hanno ideato e realizzato un murales nella sala fumo mentre nei corridoi sono state realizzate “ironiche cornici”, spazi che accolgono le creazioni dei pazienti che abitano il reparto. «E’ un’iniziativa assolutamente valida – ha aggiunto un paziente – perché ci dà la possibilità di concentrarsi e non pensare alle cose brutte della vita e al male». Ma è anche percepito come una speranza e una motivazione: «spero che le istituzioni diano ai malati mentali l’opportunità che abbiamo avuto con questo laboratorio». Che ha fatto anche aprire le porte del reparto: «Non ci sono molte esperienze simili di arte terapia all’interno di un servizio psichiatrico - ha precisato Giuliano Casu direttore dell’unità operativa psichiatria – l’obiettivo che ci poniamo è la continuità con le altre iniziative sul territorio». E proprio l’arte terapia in questo reparto è ora oggetto di uno studio di valutazione, quasi unico in Italia (su un campione di studio corposo che potrebbe essere implementato) curato da Lorenzo Bonamassa, psichiatra dell’Asl 4 insieme ai conduttori del laboratorio, ad Alessandro Balzani e agli psichiatri Sandro Ventura e Luciano Fossi. Sono stati raccolti dati socio-demografici, su ricovero, informazioni cliniche e sull’attività di arte terapia relativi a 90 pazienti coinvolti da aprile 2014 ad aprile 2015. Di questi (l’età media è di 46,7), il 62,2 % sono uomini, il 37,8 % donne, il 56% ha un diploma di scuola media inferiore, il 33,3% media superiore e il 10,7% elementare. Oltre il 95% ha partecipato attivamente al laboratorio, l’11,1% solo come osservatore mentre il 5,6% “entra ed esce”. A proposito dei dati clinici, il 40,4% ha disturbi dell’umore, il 36% psicosi, il 12,4% disturbi di personalità. Il 77,8% dei pazienti che hanno effettuato un solo ricovero, ha partecipato all’arte terapia.
Camilla Bernacchioni
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