Sicurezza
Concussione in confezione
Tecnico dell’Asl chiede 500 euro a un cinese per ammorbidire i controlli
PRATO. È un po’ come mettere il lupo travestito da pastore in mezzo al gregge di pecore. Questo, secondo quanto accertato dalla Procura, è accaduto nel caso di un controllo a un’azienda cinese fatto mercoledì da un paio di tecnici del Dipartimento di prevenzione dell’Asl, quelli assunti l’anno scorso nell’ambito del Progetto Lavoro Sicuro, il programma di controlli straordinari promosso dalla Regione per mettere in regola i confezionisti orientali.
Anziché contestare le eventuali irregolarità riscontrate, uno dei due tecnici avrebbe chiesto 500 euro al confezionista cinese in cambio di un occhio di riguardo. E ora, oltre a essere stato sospeso dall’Asl, si trova anche indagato per concussione.
Per questo i finanzieri del Gruppo provinciale, agli ordini del capitano Luigi D’Abrosca, giovedì pomeriggio sono andati a perquisire gli uffici occupati dai tecnici nella sede del Dipartimento di prevenzione, in via Lavarone. A dare la notizia è stata ieri pomeriggio proprio l’Azienda sanitaria, spiegando in una nota come la perquisizione sia stata fatta "in relazione a fatti attribuiti a due dipendenti a tempo determinato che avrebbero, in concorso tra loro, costretto un cittadino di etnia cinese a promettere indebitamente il versamento di una somma di denaro per evitare le conseguenze dei controlli già avviati sulla propria azienda o per sottrarsi alle eventuali sanzioni irrogabili in esito alle verifiche effettuate".
Parlando coi cronisti, il sostituto procuratore Antonio Sangermano, titolare dell'inchiesta, ha spiegato che giovedì il capitano D'Abrosca lo ha informato che era stata segnalata una richiesta di tangente. I fatti, secondo la ricostruzione della Procura sono andati nel modo seguente. Nella giornata di mercoledì i due tecnici dell'Asl hanno controllato la confezione dell'imprenditore cinese, riscontrando la presenza di dormitori abusivi e per questo è scattata una sanzione. Uno dei due tecnici avrebbe detto al cinese che c'era da pagare una multa di 1.300 euro, alla quale bisognava aggiungere 500 euro per evitare ulteriori controlli o l'inasprimento delle sanzioni. Non sapeva però che l'imprenditore cinese stava registrando tutto col suo telefono cellulare.
Quando il tecnico ha lasciato l'azienda insieme al suo collega, il confezionista si è rivolto alla guardia di finanza. Giovedì il confezionista e il tecnico del Dipartimento di prevenzione si sono incontrati di nuovo, ma il tecnico probabilmente ha mangiato la foglia, perché ha detto di aver parlato col suo collega e di avergli detto che non si poteva permettere di chiedere soldi senza motivo. In realtà era stato lui a chiederli, ma forse pensava di essere registrato e voleva in qualche modo discolparsi dando la colpa all'altro.
Ieri, assistito dall'avvocato Giovanni Mati, è stato interrogato dal sostituto Sangermano e secondo la Procura avrebbe ammesso le sue responsabilità. Secondo il difensore, che evita ulteriori commenti, avrebbe ammesso un comportamento non corretto. Il collega, dunque, pur essendo ancora formalmente indagato per concussione, dovrebbe essere sollevato dall'accusa.
Al momento però l’Azienda sanitaria ha reso noto di aver sospeso dal servizio in via cautelare entrambi i tecnici. Nel corso dell’indagine lampo, ha sottolineato la Procura, ha dato la più ampia collaborazione Renzo Berti, ex sindaco di Pistoia e coordinatore del Progetto Lavoro Sicuro.
Paolo Nencioni
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