Sicurezza
Soldi e sesso gratis in cambio delle nozze per avere i documenti
Le donne orientali sceglievano se lavorare nei pronto moda o prostituirsi. Poi cercavano di farsi sposare dai pensionati
PRATO. Non ci sono botte e violenze nelle storie delle donne cinesi che si prostituivano nelle case del centro storico di Prato, oggetto di un'inchiesta che ha portato a 38 denunce. O perlomento non era quel tipo di violenza e schiavitù che, spesso, si ritrova in queste storie di umiliazione. Le donne arrivavano dalla Cina con il miraggio di un Paese dove i soldi sono facili. Sapevano che ci sarebbe stato un periodo di grossi sacrifici ma, rispetto alle campagne della regione di Wenzhou, con una soddisfazione - almeno economica - superiore.
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All'arrivo all'aeroporto per quasi tutte la stessa domanda: "Vuoi lavorare 14-16 ore in un pronto moda o preferisci prostituirti?" Le donne sedute sulle panchine di piazza Mercatale o che esercitavano la più antica professione del mondo negli appartamenti sequestrati avevano scelto per la seconda opzione. Ovviamente sulla loro testa pesava un debito nei confronti delle persone che avevano organizzato il viaggio di 80mila yuan, poco meno di 12mila euro. Un debito che doveva essere pagato mese dopo mese. Ma poche, almeno sembra, all'estinzione sceglievano di farsi una vita diversa.
E' questo almeno quello che risulta dai documenti dell'inchiesta portata avanti dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza e coordinata dai sostituti procuratori Antonio Sangermano e Laura Canovai.Le donne guadagnavano alla fine del mese cifre differenti. Più erano belle e giovani e, naturalmente, più incassavano. C'è anche chi era riuscita, ma si sta parlando di cifre record, a prendere 6mila euro in un mese. Cifre da cui era necessario togliere la quota parte dell'affitto, in media 700 euro per una stanza.
Il lavoro c'era però, per tutte. Belle o brutte che fossero. Nelle numerose intercettazioni non esiste mai la parola crisi e chi più chi meno riusciva a tirar fuori un salario almeno pari a quello pagato nelle aziende di abbigliamento.
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Nel periodo in cui i cinesi coinvolti sono stati ascoltati dagli inquirenti solo una donna si è rifiutata di prostituirsi. Nessuno a lei aveva chiesto se accettasse o meno e una volta arrivata in una delle case in uso a Roma si è tirata indietro davanti alla richiesta di alcune prestazioni sessuali. «Se non si presta per l’Abc del sesso, mandatela in fabbrica», hanno commentato gli organizzatori del viaggio della donna durante una telefonata.
Molte di loro, una volta arrivate a Prato, non avevano i documenti. Da una prima ricostruzione sembra infatti che le donne entrassero in Italia con un nome falso e che il passaporto fosse ritirato loro all'arrivo per far entrare altre donne orientali.
Proprio la mancanza di documenti era il problema sentito maggiormente e la “catena” che più le legava a chi le aveva portate qui.
Ed è proprio per questo che nel giro si sprecavano le parole "amore" e "tesoro": uomini a cui si faceva intendere che c'era qualcosa di più con l'obiettivo di farsi sposare. Oltre al marito-pensionato denunciato dalla Finanza ci sarebbero stati infatti altri pensionati vicini ad accettare un po' di soldi e un po' di "amore" gratuito. In un caso un pensionato era già pronto a sposare una giovane prostituta. Non tutte le donne inoltre vivevano nelle case dove lavoravano. Alcune, dopo i primi mesi, prendevano altre case in affitto e per questo il lavoro di controllo degli appartamenti è stato particolarmente lungo mentre gli alloggi controllati sono stati superiori agli otto sequestrati.
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