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Prato come modello per una tesi sull’inclusione

PRATO. Il caso Prato diventa oggetto di studio. Nella tesi discussa da Marialaura Sorreca, 23enne fresca di laurea magistrale, il metodo didattico per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri...

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PRATO. Il caso Prato diventa oggetto di studio. Nella tesi discussa da Marialaura Sorreca, 23enne fresca di laurea magistrale, il metodo didattico per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri delle scuole elementari e medie della provincia viene preso a esempio come modello da seguire. La giovane pratese ha ottenuto il titolo accademico in «Lavoro, cittadinanza sociale, interculturalità» all’Università Ca’ Foscari di Venezia discutendo un elaborato finale intitolato «L’inclusione sociale degli alunni non italofoni attraverso l’insegnamento dell’italiano L2. Un esempio da seguire, il modello Prato», che le è valso un 110 e lode. Un bel risultato anche per la città, che nell’elaborato viene citata in chiave positiva facendone risaltare il nome fuori dai suoi confini. «L’idea per la tesi mi è venuta durante un’esperienza di stage che ho svolto da giugno a settembre dell’anno scorso presso l’ufficio immigrazione del Comune di Prato», racconta Marialaura spiegando di essersi occupata soprattutto dei servizi scolastici. L’anno seguente - a maggio 2015 - la neodottoressa, allora laureanda e in possesso di un titolo accademico in lingue orientali alla triennale (dove ha studiato arabo e persiano), è tornata sul campo da osservatrice diretta. «Il mio lavoro di ricerca - spiega - è un'indagine relativa ai metodi di insegnamento dell'italiano L2 agli studenti non italofoni delle scuole elementari e medie, allo scopo di verificare se effettivamente l'apprendimento dell'italiano faciliti una maggiore inclusione sociale di questi studenti. Proprio a Prato, infatti, a causa dell'elevata presenza di studenti stranieri, sono state studiate e sviluppate nuove metodologie di insegnamento, come l'Apprendimento Linguistico Cooperativo, nato dalla commistione fra la facilitazione linguistica e il metodo dell'apprendimento cooperativo». Marialaura è stata attratta in modo particolare dal progetto Linc (Linguaggi inclusivi e nuova cittadinanza), «che consiste nell’attivazione di laboratori linguistici insieme a tutta la classe».

«Dalla mia indagine e parlando con gli insegnanti - continua - è emerso come cambiano i rapporti tra gli studenti esaminandoli prima e dopo la partecipazione ai laboratori di gruppo. Anche se Prato non è l’unica città in Italia a sperimentare quest’approccio didattico, è senz’altro quella che registra la più alta incidenza di alunni stranieri nelle scuole». (ba.bu.)

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