Il Tirreno

Prato

Piazza pulita della prostituzione

Piazza pulita della prostituzione

Sessanta perquisizioni e 38 denunce, 8 sono i proprietari delle case squillo

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PRATO. Sessanta decreti di perquisizione di locali eseguiti, 38 persone denunciate (di cui sedici pratesi), 8 immobili sequestrati e 300 militari della Guardia di Finanza impiegati.

Sono questi i numeri di una imponente operazione di polizia giudiziaria denominata "Piazza Pulita" e condotta dalla Guardia di Finanza di Prato dietro coordinamento della locale Procura della Repubblica a contrasto del fenomeno della prostituzione.

Ad essere coinvolti cittadini pratesi ed extracomunitari ma anche soggetti residenti nelle Province di Firenze, Pistoia, Lucca, Arezzo, Livorno, Pisa nonché persone residenti fuori della Toscana, come Milano, Monza, Bergamo, Rovigo, La Spezia, Roma e Palermo: tutti denunciati per i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, fra i quali il titolare di un money transfer segnalato anche per il reato di riciclaggio, dopo aver consentito di trasferire somme di denaro all'estero oltre i limiti previsti tramite documenti di identità fasulle.

Dei 16 italiani denunciati uno è un carabiniere, sette favorivano la prostituzione e otto sono proprietari delle abitazioni dove si prostituivano le donne.

Un’operazione eseguita a conclusione di una attività di indagine avviata nel marzo 2015, su delega dei sostituti procuratori della Repubblica Antonio Sangermano e Laura Canovai dietro coordinamento del procuratore capo della Repubblica di Prato Giuseppe Nicolosi ed eseguita dai finanzieri «tramite preliminari attività di osservazione, controlli, attività tecniche di intercettazioni telefoniche nonché sommarie informazioni testimoniali di clienti, finalizzate alla completa identificazione dei gestori dell'illecito mercimonio» che ha condotto al sequestro di 8 abitazioni, tutte nelle vicinanze di piazza Mercatale, all'interno delle quali avvenivano gli incontri fra clienti e prostitute.

L'operazione prosegue ora tramite successivi accertamenti di polizia giudiziaria ma anche di polizia tributaria per valutare la possibile contestazione dei proventi derivanti dall'illecita ma consistente attività, nella conduzione della quale, peraltro, molti degli immobili individuati nel corso delle indagini sono stati affittati a prestanome.

«Ogni volta che indaghiamo su questi fenomeni ci troviamo davanti a un'area paludosa», ha detto il procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi, parlando del sistema di connivenza tra la criminalità e il pubblico ufficiale pratese indagato nell'inchiesta.

Il pubblico ufficiale, il carabiniere, è sospettato di aver messo in atto «scambi e favori» con una delle indagate, una donna cinese, ed è accusato di abuso d’ufficio, simulazione di reato e «pressioni su un terzo affinché tenga un determinato comportamento» (319 quater del codice penale).

Dal rapporto con la donna avrebbe ottenuto dei regali.

«Questa palude - ha aggiunto Nicolosi riferendosi anche a recenti inchieste pratesi che hanno visto coinvolti pubblici ufficiali - è quanto di più pericoloso di possa essere: noi non faremo sconti a nessuno».

Tra i denunciati anche un uomo cinese che proprio durante l'operazione della Finanza, che tra l'altro ha la sede del nucleo di polizia tributaria proprio in piazza Mercatale, era andato a prendere una ragazza alla stazione che arrivava dalla Grecia e che inconsapevolmente sarebbe entrata nel giro della prostituzione. Nonostante alcuni elementi che danno l'idea di un'organizzazione che dalla Cina gestisce, favorisce e organizza la prostituzione a Prato (e da qui in altre città d'Italia e in Toscana) non è stata contestata aqd oggi l'associazione a delinquere. «Non sono le prostitute l’obiettivo dell’indagine - hanno commentato gli inquirenti - ma reprimere quella condotta parassitaria dell’indotto che si crea intorno a loro».

Ilenia Reali

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