Finanza
Usura, processo a un imprenditore
Alla sbarra Raffaele Sorrenti: cinque anni fa gli sequestrarono beni per 14 milioni
PRATO. A quasi cinque anni dall’arresto con l’accusa di usura è iniziato in Tribunale il processo a carico di Raffaele Sorrenti, coinvolto nel febbraio del 2011 in un’inchiesta della guardia di finanza coordinata dall’allora procuratore capo Piero Tony. A Sorrenti, difeso dall’avvocato Eugenio Zaffina, fu contestato di aver prestato denaro a una quindicina di piccoli imprenditori e professionisti applicando tassi d’interesse che superavano il 100% annuo e potevano arrivare anche al 300%.
Passati quasi cinque anni e arrivati al processo, le parti lese si sono ridotte a meno di dieci.
Ieri è stato sentito il primo testimone dell’accusa, il maresciallo Montalto della guardia di finanza, che insieme ai colleghi fin dal marzo del 2010 aveva indagato sui presunti prestiti a usura. Nel febbraio 2011 il procuratore capo Tony disse che l’inchiesta era nata dalla accertata sproporzione tra i redditi dichiarati da Sorrenti, all’epoca amministratore dell’impresa di pulizie R.T.S. 2007 con sede in via San Martino per Galceti, e i beni posseduti da lui e da sette stretti familiari. Tanto che all’esito dell’inchiesta scattarono sequestri di beni per complessivi 14 milioni di euro: 56 immobili sparsi tra le province di Prato, Livorno, Pisa e Lucca, 85 polizze assicurative, 32 tra conti correnti e portafoglio titoli, oltre all’intero capitale dell’impresa di pulizie. Un tesoretto che secondo gli inquirenti sarebbe stato accumulato per 13 anni, dal 1998 al 2011.
Sorrenti si è sempre proclamato innocente e ora il processo dovrà stabilire se abbia fatto l’usuraio o sia un “semplice” evasore fiscale, o nessuna delle due cose.
In caso di sentenza di condanna, i beni tuttora sequestrati potrebbero essere confiscati.
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