Sicurezza
Gruppo Tintoriale, dichiarato il fallimento in proprio
A dare la notizia al giudice del Tribunale i tre figli e la vedova di Valdemaro Beccaglia durante l'udienza in cui due lavoratori e un'azienda fornitrice di coloranti chiedeva il fallimento. Ora al curatore, nominato il commercialista Paolo Biancalani, spetterà il compito di perfezionare la procedura di mobilità
PRATO. Il Gruppo Tintoriale ha presentato la domanda di fallimento in proprio. La notizia è stata data dalla famiglia Beccaglia (erano presenti sia i tre figli sia la vedova di Valdemaro Beccaglia) in Tribunale durante la discussione delle istanze di fallimento presentate da due lavoratori, già esterni all’azienda dal 2014 erano arrivate davanti al giudice Brogi insieme alla stessa richiesta presentata da un fornitore di prodotti chimici, la Daykem.
La presentazione del fallimento in proprio era stata presentata in cancelleria pochi minuti prima e quindi la comunicazione era necessaria perché le istanze in caso di avvio delle procedure fallimentari vengono sospese.
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Ancora non ci sono informazioni né sullo stato passivo né su eventuali crediti disponibili (l'udienza è stata fissata per il 17 marzo) per saldare quando dovuto ai creditori e ai dipendenti che avanzano dalle tre alle quattro mensilità. E’ presumibile però che non ci sia molto attivo dal momento che il fallimento nasce per l’impossibilità di poter presentare un concordato preventivo che prevede il pagamento, oltre al 100 per cento dei creditori privilegiati del 20 per cento dei creditori chirografari in caso di cessazione dell’attività.
Il Tribunale, che nel giro di poche ore, ha accettato il fallimento ha nominato curatore fallimentare il commercialista Paolo Biancalani che tra i primi impegni avrà quello di trovare una soluzione per i 29 dipendenti che ancora non sono in mobilità e che rischiano nel caso si andasse all’anno prossimo di perdere sei mesi dell’ammortizzatore sociale.
L’azienda, che era in liquidazione, aveva cessato l’attività il 30 settembre e da quel momento non sono mancati i momenti di tensione con i dipendenti che fin da ultimo avevano dato la propria disponibilità a lavorare alla proprietà nonostante il mancato pagamento degli stipendi fino a superare le due mensilità, limite per cui l’Inps in caso di procedure fallimentari copre i lavoratori (insieme al Tfr).
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