Sicurezza
Itma: tanta Turchia e sempre meno Pakistan
Nei corridoi del salone del centro espositivo di Rho si incontrano visitatori di ogni parte del mondo. Le aziende più piccole di Prato puntano sui paesi del Nord Africa e del Nord Europa
MILANO. Dopo vent'anni Itma è tornata a fare tappa in Italia, ma quella che viene considerata la fiera più importante dell'industria meccanotessile, in corso a Milano fino al 19 novembre, continua a parlare straniero. Nei corridoi del salone del centro espositivo di Rho si incontrano visitatori di ogni parte del mondo.
«I paesi su cui noi puntiamo - commenta Paolo Finocchi, titolare della Montenero, impresa a conduzione familiare che si occupa di produrre macchinari per la preparazione della filatura e materassi - sono quelli limitrofi all'Italia, ma in via sviluppo. Siamo molto attenti a tutto il Nordafrica, all'est Europa ma anche ad alcune zone dell'Asia. Per le aziende non conta dove si svolge la fiera Itma: il fatto che sia in Italia richiama più visitatori dal Paese, ma anche più curiosi. Ormai questo settore è trainato dell'export».
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Gli espositori pratesi parlano di un'edizione al pari delle precedenti in termini di numero di visite e interesse verso la tecnologia made in Italy.
«Prato non ha una tradizione di ricerca e sviluppo - aggiunge Finocchi - perché fino ad oggi pratica e capacità personali erano sufficienti: occorre specializzarsi sempre di più per stare al passo coi tempi. Non si può progettare senza considerare la velocità con cui la tecnologia si muove».
«Negli ultimi due anni si stanno facendo tanti investimenti anche a Prato», sottolinea Fabrizio Campaioli della Campaioli srl, che rappresenta aziende produttrici di macchinari tessili. «L'anno scorso abbiamo venduto un centinaio di telai a una media di 55mila euro l'uno. Questo comparto si rivolge principalmente ai mercati esteri, ma per quanto riguarda la moda, Prato resta un punto di riferimento nel campo dell'industria meccanica».
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Tra i paesi più presenti in questa edizione 2015, a detta degli espositori, c'è la Turchia che negli ultimi anni sta facendo passi da gigante nel settore tessile collocandosi ai primi posti tra i concorrenti alle imprese tessili italiane. Ma non solo. «Si avverte un risveglio di tutti i paesi dell'Est Europa», fanno notare alla Bematic che produce macchinari per il non tessuto. I grandi assenti invece sono indiani e pakistani.
«Sono più interessati alla moda rispetto al tessile forse perché il nostro settore richiede investimenti maggiori in tecnologia e meno manodopera», spiega Riccardo Bombi, socio dell'azienda Bombi Meccanica insieme al fratello Tancredi, il quale suggerisce di ripensare la formula di Itma. «Così com'è adesso non ha più senso - dice - inutile continuare a portare in fiera i macchinari quando con le tecnologie moderne si potrebbe mostrare molto di più, a livello di produzione, di quanto non riesca a fare un singolo impianto».
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