La protesta
In piedi a cantare la Marsigliese in segno di solidarietà
La “Risorta”, la campana di palazzo Pretorio, ha battuto 132 rintocchi quanti sono stati i morti della strage parigina
PRATO. «Non cambiamo abitudini, ma neppure l'impegno di proseguire sulla strada della prossimità e del dialogo. Percorso che anche papa Francesco, martedì scorso ha detto essere la via giusta. Prato non si fa intimorire dai terroristi, oggi più che mai siamo ancora più convinti di essere nel giusto». Queste le parole del sindaco Matteo Biffoni dopo che la Risorta, la campagna di palazzo Pretorio, ha suonato 132 rintocchi, uno per ogni vittima della strage di Parigi e nel salone del consiglio comunale, in occasione dell' incontro “Siria, in fuga per la vita. Una conferenza per aprire gli occhi sulla realtà”, sono stati cantati l'inno di Mameli e la Marsigliese. «Abbiamo modificato il programma della serata – ha ricordato Massimo Carlesi del coordinamento per la pace – per fare una riflessione condivisa, non solo su Parigi, ma su quello che sta succedendo in Siria e in altri Paesi nel nord Africa». Nel salone, oltre alla giunta comunale, al prefetto ai rappresentanti delle forze dell' ordine, del mondo politico, e delle associazioni, un ristretto gruppo di pratesi per ascoltare le testimonianze del giornalista Cristiano Tinazzi, freelance in area di crisi e Alessandro Bechini, responsabile del programma Italia di Oxfam, moderati dalla giornalista Stella Spinelli. «Nessuno di noi è immune alla guerra che è in atto – ha spiegato il vice sindaco Simone Faggi - ma oltre alle vittime di Parigi vanno ricordate anche quelle della Libia, del Congo, della Nigeria». E a fornire i numeri di queste stragi è Tizzani. «Venerdì scorso – ha spiegato il freelance- ci ha dato la dimensione di quello che ogni giorno si vive in Siria. Sono i musulmani che combattono contro L'Isis: il 90% degli attentanti viene fatto contro di loro». Bechini ha invece ha snocciolato dati che fanno riflettere: l'1% della popolazione mondiale gestisce il 50% delle risorse mondiali, i profughi arrivati in Europa, la maggior parte è nei campi sparsi nel medio oriente e Africa, equivale allo 0,15% della popolazione europea. «Ci sono campi profughi dove non si può neppure sperare perché si è condannati a vivere lì per tantissimo tempo».
Alessandra Agrati
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