Il Tirreno

Prato

«È qui che si cresce e si guadagna»

«È qui che si cresce e si guadagna»

I neo assunti Patrizia, Emanuele e Gloria raccontano la loro esperienza in fabbrica

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PRATO. Sono diplomati, brillanti e creativi. E hanno scelto di lavorare in filatura perché, oggi, mentre tutti rincorrono il posto in ufficio o alle casse del supermercato è qui che si riesce a crescere e a formarsi. Oltre che ad avere uno stipendio “vero”. Sono tre dei sei giovani su cui la Filpucci ha deciso di puntare e a cui sta insegnando i segreti della produzione del filato. Sono tutti arrivati in azienda per caso con un unico comune denominatore: il bisogno di lavorare e la voglia di mettersi in gioco. Da protagonisti. Emanuele Baldacci, ha 27 anni e un diploma di elettronica e telecomunicazione, nel curriculum un’esperienza in aziende elettriche che lavorano con la pubblica illuminazione. «Poi tra un passaggio di appalto e l’altro - racconta - sono rimasto a casa. Nella mia famiglia hanno lavorato tutti nel tessile e quando ho saputo da un annuncio sul giornale che Filpucci cercava filatori ho deciso di mettermi in gioco. Del resto mi piace l’idea di fare il lavoro di mio nonno». «Qui imparo a creare qualcosa e sono in un'azienda solida che sta investendo su di me. Credo che chi non accetta di fare questo lavoro è solo perché non vuole sporcarsi le mani».

Gloria Mugnano, 26 anni è arrivata a Prato, per amore, dal Molise. Ha sempre lavorato in negozi e in Toscana non riusciva a trovare niente nonostante la maturità liceale. «Ho risposto a un annuncio su internet tramite l'interinale. Sono stata fortunata mi hanno contattata. L'ostacolo è quello di ritrovarsi a fare un lavoro completamente diverso ma è anche una bella sfida: cresci continuamente, impari a conoscere i materiali, le macchine. Io l’ho fatto perché avevo bisogno di un lavoro ma ci sono rimasta perchè è un ambiente buono, accogliente, creativo».

Patrizia Biagioli, 27 anni, ha lavorato in supermercati e bar. «Devi avere manualità e cervello. E’ un lavoro sicuramente sporco ma devi essere sveglio per farlo ed è stimolante. Sei tu e la tua macchina e a me, nonostante sia sempre stata al pubblico, piace questa nuova dimensione. E poi c’è tanto da fare ma vieni pagato per quanto lavori. E oggi è già molto».

(ile.r.)

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