Il dolore
Cassa integrativa, cento bancari aspettano il rimborso
Prato, la Banca di Vicenza ha disdetto il contratto con la Caspie e i dipendenti devono ancora avere i soldi per le prestazioni sanitarie del 2014. Il punto sulla vertenza degli azionisti
PRATO. Nella galassia dei malumori che gravitano attorno alla Banca Popolare di Vicenza, c’è un altro filone emerso in questi giorni grazie al sindacati bancari della Cisl, che ha affidato la complessa pratica ad Adiconsum, l’associazione dei consumatori. In questo caso, non c’entra direttamente la banca, bensì la Caspie, cassa di assistenza sanitaria dei dipendenti della banca che, fino al 31 dicembre 2014 aveva la convenzione con la Banca di Vicenza per i propri dipendenti. In pratica, la banca aveva stipulato con Caspie una polizza a copertura di assistenza integrativa al personale in servizio, secondo le previsioni del contratto integrativo aziendale.
Sono un centinaio i dipendenti che devono ancora ottenere i rimborsi sulle prestazioni sanitarie relative al 2014, che Caspie non ha più garantito da quando la Banca di Vicenza ha deciso di non rinnovare la convenzione. Attesa spinosa, visto che i bancari, fidusiosi di ottenere il rimborso integrativo, non hanno scaricato le spese delle prestazioni - analisi mediche, acquisto di farmaci e così via - sulla denuncia dei redditi 2015, che deve essere compilata entro giugno. La Caspie, pur riconoscendo la legittimità dei rimborsi ed il ritardo accumulato, non è stata in grado di fornire tempi certi sui rimborsi richiesti dai dipendenti della banca.
La motivazione , contenuta in una lettera arrivata all’Adiconsum, è che la società deve ancora avere dei soldi da un’altra banca - diversa dalla Cassa di Vicenza - con cui aveva stipulato un analogo contratto. Adiconsum si è messa a disposizione dei bancari ed è disponibile a fornire tutte le informazioni e le indicazioni su un legittimo diritto.
Vertenza dei piccoli azionisti. Frattanto, continua frenetico il lavoro di studio da parte della Confconsumatori a beneficio delle decine di azionisti della Banca Popolare di Vicenza. Oltre alle iniziative di tipo penalistico già illustrate nelle prime ampie assemblee delle settimane scorse, Confconsumatori sta esaminando con il proprio pool di avvocati e di consulenti bancari, decine di contratti che gli azionisti hanno depositato presso la sede provinciale di via Umberto Giordano. Sotto la lente di ingrandimento dell'associazione ci sono, in particolare, i contratti con cui la banca prometteva alle aziende finanziamenti ad un tasso d'interesse molto agevolato (1%) che poi venivano utilizzati per acquistare le azioni della banca.
"Molti risparmiatori ci hanno riferito - dice il presidente Marco Migliorati - che i funzionari di Prato della banca concedevano i finanziamenti a condizione che tutto il denaro o gran parte di esso fosse poi riversato per acquistare le azioni della banca stessa". Una prassi che dapprima ha interessato le aziende, poi anche i singoli soci, magari legati da rapporto di parentela con gli imprenditori.
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