Sicurezza
«Nei pronto moda si paga in contanti ma chi controlla?»
Il procuratore capo Nicolosi: «Purtroppo non ci sono pubblici ufficiali da poter impiegare nel fine settimana»
FIRENZE. «Qui basta che cambi il vento e..». Nella ressa dei giornalisti che lo intervistano il procuratore della Repubblica Giuseppe Nicolosi lascia la frase smozzicata. Chissà. Forse è meglio continuarla in un'altra occasione, forse è il caso di non finirla proprio con l'aria che tira, ma evidentemente non riesce a togliersi dalla testa quel bambino cinese di 18 mesi travolto e ucciso una settimana fa da un furgone a Carmignano.
«Non è tollerabile che nella civilissima Toscana dei luoghi di lavoro diventino luoghi di morte». L'ennesima tragedia che si poteva evitare. L'ennesimo dramma che poteva essere sventato se le regole minime sulla sicurezza fossero state rispettate. Insomma. Se ci fossero stati dei controlli veri. Ma con tutta la buona volontà, il progetto “Lavoro sicuro” ai magistrati non basta a riempire la voragine dell'illegalità che colpisce le aziende cinesi. Calza come un vestito troppo stretto e alla firma del protocollo davanti ad un compiaciuto, ma dimesso presidente della Regione il coro dei procuratori della Repubblica è unanime.
«L'accordo va allargato. Si deve andare oltre il semplice accertamento delle infrazioni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, bisogna investigare sull'evasione fiscale e la collaborazione delle pubbliche amministrazioni è fondamentale». Già, la pubblica amministrazione. Francesco D'Andrea della Procura generale, Giuseppe Creazzo di Firenze, Paolo Canessa di Pistoia e Giuseppe Nicolosi di Prato. Tutti concordi. Va bene fare i controlli con i ragazzi assunti dalla Regione, va bene che Rossi si dica disponibile a mettere a disposizione un esperto amministrativo per l'evasione, ma è «intollerabile – continua Nicolosi – che il sabato e la domenica scendano da mezza Europa dei Ford Transit per pagare in contanti il pronto moda delle aziende cinesi e noi non riusciamo a trovare un pubblico ufficiale per andarli a scovare».
Ma è il fine settimana, si sa. Il relax della domenica non si nega a nessuno, mentre le maglie della rete giudiziaria finiscono per allentarsi e «il personale del ministero della Giustizia – aggiunge Canessa – rimane esiguo».
Finisce così che i soliti noti riescono a imbucarsi coi furgoni e prendersela comoda nei loro traffici illegali. La soluzione? «Un accordo con l'Agenzia delle Entrate». E anche qui tutti i procuratori parlano la stessa lingua. Ma il procuratore di Firenze Creazzo, che è anche della Dda antimafia, invita a drizzare le antenne e sembra puntare dritto nuovamente agli uffici della pubblica amministrazione. «Tutti noi dobbiamo sapere che seguire le regole è conveniente e non seguirle non è conveniente. In Toscana i picchi quantitativi e qualitativi dei controlli si notano». Ed è bene che continuino ad essere alti. (sa.ba.)
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