Il Tirreno

Prato

Nicolosi: "I trasferimenti in contanti dei cinesi anticamera dell'evasione"

Il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi
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Il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi

Il procuratore capo di Prato ha partecipato alla presentazione del rinnovo del piano straordinario di controllo nelle aziende orientali

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FIRENZE. "Un dato di fatto più che un rischio. A Prato le ditte cinesi in particolare operano tutte con trasferimenti in contanti che sono l'anticamera per l'evasione". Lo ha detto il nuovo procuratore di Prato, Giuseppe Nicolosi, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano dell'innalzamento del tetto dei contanti e se ci possa rappresentare un incentivo all'evasione fiscale. Nicolosi ne ha parlato a margine del rinnovo della collaborazione tra la Regione Toscana e le procure di Firenze, Prato e Pistoia, d'intesa con la procura generale, per il piano straordinario di controlli sulle ditte cinesi a Prato. "In una società evoluta quale quella di Prato - ha aggiunto - che è il simbolo del tessile d'Italia e il polo più importante a livello europeo sul pronto moda, non è ammissibile che tutti gli operatori commerciali sappiano, e subiscano il fatto, che nelle notti tra il sabato e la domenica arrivano a caricare i furgoni" di merce e che "i pagamenti avvengono in contanti in quelle occasioni".

Il piano lavoro sicuro. Quasi 4 mila aziende controllate e 3,8 milioni di multe riscossi fino a giugno che potrebbero diventare sei milioni a dicembre, contro una media che in passato viaggiava attorno a 700 mila euro a semestre. Questi i risultati, a 14 mesi dall'avvio, del progetto 'Lavoro Sicuro', che prevede un piano di controlli straordinari nelle ditte cinesi a Prato, lanciato dalla Regione Toscana all'indomani del rogo della ditta 'Teresa moda' nel dicembre 2013, avvenimento rievocato anche da papa Francesco nella sua visita a Prato.
Il punto è stato fatto oggi, martedì 11, in occasione del rinnovo della collaborazione sul progetto tra la Regione Toscana e le procure di Firenze, Prato e Pistoia, d'intesa con la procura generale. Presenti il governatore Enrico Rossi, il procuratore generale Francesco D'Andrea e i procuratori della Repubblica presso i tribunali di Firenze, Giuseppe Creazzo, di Pistoia, Paolo Canessa, e di Prato, Giuseppe Nicolosi.

Il progetto si è posto come obiettivo il controllo di 7.700  aziende, giudicate maggiormente a rischio, ed ha già portato a elevare 207 provvedimenti di sequestro, 2303 fogli di prescrizione e 2190 informative di reato. Il protocollo conferma il personale già messo a disposizione e favorire una più efficiente ed efficace capacità di risposta ai problemi dell'area, intensificando la sinergia tra le Procure della Repubblica competenti ed i Dipartimenti di prevenzione delle Asl.

"Siamo a poco più della metà del lavoro che ci eravamo prefissi, ovvero di visitare tutte le imprese che hanno come titolari cinesi- ha spiegato Rossi -. Di queste 4 mila visitate l'84% si è messo a posto. È un dato alto e risulta dai riscontri che hanno fatto gli operatori e vuol dire che anche noi ci abbiamo preso gusto e che le situazioni si possono cambiare. Adesso in queste fabbriche si vive in più sicurezza, non si dorme accanto al lavoro. Un'opera che in poco più di un anno si può dire enorme. La vogliamo terminare firmando questo protocollo".

SULLE ORME DI PAPA FRANCESCO. "E' la lotta allo sfruttamento il passaggio successivo del progetto 'Lavoro sicuro'. Ce lo hanno indicato anche le nette parole pronunciate a Prato dal Papa in una grande giornata per la Toscana tutta. Ora dobbiamo intervenire sul fronte dello sfruttamento disumano, il che significa andare oltre". Lo ha affermato il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, firmando l'estensione del protocollo di collaborazione per il piano straordinario 'Lavoro sicuro'. Si tratta, ha aggiunto, "non solo controllare le condizioni di lavoro e di vita, separando il lavoro dagli ambienti di vita, garantendo sicurezza nei luoghi di lavoro e chiudendo i dormitori abusivi. Ma anche tenere sotto controllo in modo molto pi massiccio di quanto avvenuto finora altri reati importanti, che hanno a che vedere con lo sfruttamento della persona, con orari di lavoro senza regole e con situazioni che fuoriescono da livelli accettabili, anche in termini di remunerazione". Quella dei controlli nelle ditte cinesi a Prato, ha osservato Rossi,  "un'operazione che tra l'altro si paga da sola con le multe comminate. Certo non  una battaglia semplice, ma un grosso sforzo. E soprattutto da due anni a questa parte, quando morirono sette persone, la Toscana si  mossa concretamente. Oggi confermiamo il lavoro con le Procure.

Importante  che su temi come Lavoro sicuro ci sia collaborazione tra i diversi apparati dello Stato che hanno compiti diversi, ma dobbiamo tutti sentirci impegnati a fare di più". Per questo Rossi ha auspicato "una reazione civile e anche morale perché si possa creare una condizione di maggior benessere per tutti".

Di una collaborazione con la Regione fruttuosa e di risultati importanti, se pure non definitivi, ha parlato il procuratore generale della Repubblica Francesco D'Andrea: "Dal dicembre 2013 - ha detto - abbiamo condotto interventi di recupero della legalità grazie all'attività delle Procure e in particolare di Prato che, in condizioni di grosse difficoltà, ha fatto uno sforzo encomiabile". Oltre alla creazione, sempre con la Regione, del laboratorio di genetica forense esteso a tutta la realt toscana, il procuratore ha annunciato che  in cantiere un protocollo di collaborazione nel settore delle frodi agroalimentari.

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