Il Tirreno

Prato

Il pranzo di Francesco con gli ultimi, lontano dai veleni del Vaticano

di Paolo Nencioni
Il pranzo di Francesco con gli ultimi, lontano dai veleni del Vaticano

Entusiasti i frequentatori della mensa della Caritas di Firenze: "Non lo facevo così simpatico, e fa anche le battute". Per il pontefice ha cucinato un musulmano

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FIRENZE. Dai veleni del Vaticano ai piatti di plastica. Dagli arrampicatori, dai faraoni, dai carrieristi alla ribollita. Se corrisponde al vero l’immagine che Papa Francesco proietta all’esterno, cioè quella di un pontefice che predilige i poveri, allora i tre quarti d’ora che Bergoglio ha passato coi frequentatori della mensa di San Francesco poverino, in piazza Santissima Annunziata, sono stati per lui una boccata d’ossigeno, una salutare immersione nel mondo reale, quello degli ultimi, lontano anni luce dalle guerre sotterranee e dalle trappole di cui sembra costellato il terreno dentro le mura leonine.

Il Pranzo di Papa Francesco (con i poveri)Bicchieri, piatti e posate di plastica, ma sorrisi sulla bocca e soprattutto...

Posted by Associazione Nazionale Papaboys on Martedì 10 novembre 2015

E a giudicare dall’impressione che ne hanno ricavato i suoi commensali, lui si è divertito e loro pure. Il più effervescente si chiama Hassan Nachrah, marocchino di 29 anni, che si è portato a casa come cimelio il piatto usato dal Papa e cattura come un magnete telecamere e taccuini sotto le logge di Santissima Annunziata. “Non lo facevo così simpatico - dice gesticolando, con gli occhi che gli brillano - E’ una brava persona, si vede che gli piace stare in mezzo alla gente. E poi fa le battute! Una donna a metà del pranzo gli ha chiesto di fare una foto insieme e lui, dopo, le ha detto “Ora mi devi pagare…”. Poi quando è arrivata la torta non si trovava il coltello e allora lui ne ha tagliato un pezzo grosso con quello di plastica e ha detto che se lo prendeva tutto lui”. Hassan è venuto in italia quando aveva 10 anni, poi si è un po’ perso, dice di essere un po’ musulmano e un po’ cattolico (“credo in Dio, la lingua in cui lo prego non ha importanza”). Insomma si sente in mezzo al guado, ma non è l’unico esempio di contaminazione di questa mattinata fiorentina di Francesco.

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L’aiuto cuoco della mensa della Caritas, per dire, si chiama Bekim Plavci, ha 39 anni e cinque figli, si definisce zingaro di Pristina e musulmano ma confessa di mangiare il maiale. Gli ha preparato ribollita, pasta al ragù, spezzatino, roast-beef e patate fritte (“perché ci hanno detto che ne è goloso” spiega Anna Paola Cominacini, una delle volontarie più anziane), il tutto innaffiato dal vino che la Caritas produce a San Casciano e dal Gorgona prodotto dai detenuti del carcere e donato dal marchese Lamberto Frescobaldi. Quando Francesco è arrivato, il direttore della Caritas, Alessandro Martini, lo ha fatto registrare come tutti gli altri (60, metà italiani e metà stranieri di 11 paesi diversi). E’ stato accolto da un piccolo applauso, ha stretto la mano a tutti, e a tutti ha donato un rosario da lui personalmente benedetto. Un uomo di colore gli si è prostrato ai piedi, un peruviano gli ha calzato in testa un berretto del suo paese. Durante il pranzo, Bergoglio ha avuto anche il tempo di scherzare con Elisabetta Battistini, responsabile della mensa. L'ha vista un po' agitata e l'ha apostrofata chiamandola "papessa". "Ma è sempre così?" ha chiesto. "No, oggi è un po' più tranquilla perché c'è lei, Sua Santità" gli è stato risposto.

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In quegli stessi minuti le autorità pranzavano nella sala della Fortezza da Basso, distante cinque minuti di macchina ma così lontana da quel tavolo lungo con le posate e i piatti di plastica, l’incerata, i tovaglioli di carta, l’atmosfera di sagra paesana. Chissà che cosa è passato per la testa di Francesco in quei minuti, e chissà che non li rimpianga già oggi, quando gli toccherà rimettere mano ai conti e ai sospetti di sperpero in Vaticano.

Il pontefice era arrivato in piazza poco prima delle 12 tra due ali di folla che lo hanno accompagnato per tutta la sua visita toscana, e prima di andare alla mensa si è fermato per un breve momento di preghiera nella basilica della Santissima Annunziata, dove ha deposto una rosa davanti a un’immagine mariana. Poi ha salutato alcuni malati in chiesa tra cui anche il maresciallo Giuseppe Giangrande, il carabiniere di Prato ferito nell’aprile di due anni fa da Luigi Preiti davanti a Palazzo Chigi. Prima di entrare alla mensa della Caritas, Francesco ha passeggiato sotto le logge e il capo della Gendarmeria vaticana, Domenco Giani, ha prelevato per lui dalle mani dei genitori una bambina peruviana di appena un mese, Suemi, per portarla tra le braccia del pontefice. Al settimo cielo i genitori, lui muratore, lei badante, che vivono a Campo di Marte. Dopo il pranzo e un brevissimo riposo lo attendeva la messa davanti a cinquantamila persone allo stadio Franchi, sotto la curva Fiesole, che per una volta ha riservato a lui e non a Kalinic o a Pepito Rossi un’ovazione.

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"Io non lo so come fa - ha commentato alla fine, stanca ma soddisfatta, Anna Paola Cominacini - Io ho 74 anni e lui quasi ottanta. Certo, era un po' stanco, ma non so quanti altri potrebbero sopportare ritmi del genere. L'impressione che ho avuto osservandolo a tavola, è di una persona normale, ma dotata di un grande carisma. Di natura non mi emoziono facilmente, ma di fronte a lui è difficile non essere emozionati".

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