Gioco
Bambina accusa lo zio di molestie, lui si difende: "Solo giochi"
Il processo al rivenditore di auto di Prato è in corso in Tribunale, a distanza di nove anni dai fatti contestati. I parenti lo difendono: «Le bambine avevano l’abitudine di buttarglisi addosso, non ha fatto niente»
PRATO. Non sarà facile il compito dei giudici chiamati a stabilire se un rivenditore di auto di Prato è colpevole di violenza sessuale sulla nipotina, che all’epoca dei fatti andava alle elementari. Il processo è in corso in Tribunale e ieri, lunedì 9 novembre, è stata sentita la versione dell’imputato, oltre ad alcuni testimoni, parenti che lo hanno descritto come una persona incapace di aver fatto quello di cui lo si accusa.
È una storia che affonda le radici nel passato. Sono infatti passati ben 9 anni dai presunti palpeggiamenti attribuiti all’imputato. Ma l’abituale lentezza della macchina giudiziaria non spiega il ritardo, che invece è motivato da una “falsa partenza” iniziale. Già nel 2007 la madre della bambina denunciò il futuro cognato dicendo che le aveva messo le mani addosso. Il magistrato dell’epoca stava per disporre una perizia sulla piccola, ma a quel punto la madre si oppose, dicendo che la sorella e l’uomo sospettato di aver allungato le mani stavano per sposarsi e non si voleva turbare l’armonia della famiglia.
Il procedimento fu dunque archiviato, riferisce il difensore dell’imputato. Salvo rispuntare qualche anno più tardi, quando la madre della bambina, nel frattempo passata dalle elementari alle medie, tornò alla carica puntando il dito contro il cognato, sospettato stavolta di aver abusato della sorella più piccola. A questo punto la Procura ha effettivamente disposto una perizia, l’esito della quale è stato abbastanza sorprendente: secondo il consulente la sorella più piccola non è stata oggetto di molestie, ma lo sarebbe stata quella più grande, la stessa per cui la madre aveva rinunciato anni prima alla denuncia.
La bambina, che all’epoca dei fatti (2004-2006) aveva tra gli otto e i dieci anni, è stata sottoposta a una perizia e successivamente a un incidente probatorio, nel corso del quale ha confermato le accuse nei confronti dello zio, in pratica di essere stata palpeggiata sotto le coperta quando l’uomo si fermava nell’abitazione dove la famiglia allargata era solita riunirsi soprattutto nei fine settimana.
L’imputato, difeso da Francesco Cerruto, ieri si è difeso con tutte le sue forze, dicendo che le due bambine avevano l’abitudine di saltargli addosso per giocare e che questo accadeva sotto gli occhi di tutti, ma che non c’è stato nient’altro. Ha aggiunto che non si sa spiegare perché la bambina se la sia presa proprio con lui. La stessa versione che hanno fornito ai giudici i due cognati dell’imputato, un uomo e una donna, concordi nel dire che in casa c’era una situazione normale e che le bambine avevano l’abitudine di buttarsi addosso allo zio per giocare. Giochi innocenti o giochi resi morbosi dall’adulto? Questo dovranno decidere i giudici: il processo è stato rinviato a gennaio.
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