Sicurezza
«Se entrano in casa mia gli sparo»
Tatti abita di fianco ai migranti e ora ha tanti guai con la giustizia
PRATO. Chiamato a rispondere in tribunale per minacce gravi perché il pomeriggio del 22 maggio scorso ha annunciato ad un'operatrice della Cooperativa Pane e Rose che, se un profugo ospitato nella villetta vicino alla sua avesse scavalcato il muro di cinta si sarebbe trovato con un proiettile nel corpo: «Se entra gli sparo». Venerdì Enrico Tatti ha ricevuto l'avviso di comparire davanti al tribunale. «E' una situazione assurda, mi trovo a dovermi difendere perché ho annunciato che avrei difeso la mia proprietà e la mia famiglia. Tutto è iniziato lo scorso maggio, la sera alle 20,30 sono arrivati i carabinieri chiedendomi di confermare quanto detto nel pomeriggio all'operatrice. Ovviamente io ho ribadito il concetto e gli ho mostrato anche il mio porto d'armi». A distanza di poche ore le forze dell'ordine risuonano alla porta di Tatti, questa volta con l'autorizzazione a sequestrare le armi regolarmente denunciate presenti in casa. «Mi è sembrata una reazione esagerata, in realtà sono passate poche ore dalla mia minaccia all'arrivo delle forze dell' ordine. Ho consegnato quello che avevo, e ho continuato a vigilare che i confini delle proprietà non venissero scavalcati. Venerdì ho ricevuto l'avviso da parte del tribunale. E' una situazione incredibile non ho fatto nulla - prosegue Tatti - e ora devo anche pagarmi un avvocato per difendermi. Resto comunque della mia idea, non ci sono solo le armi da fuoco per difendere la mia proprietà e i miei figli. I vicini passano le giornate a guardare all' interno di casa mia. Ma questo non è un problema a quanto pare». La convivenza con i profughi per la famiglia Tatti è diventata un grosso peso. «Non mi sento tranquillo, a dividerci c'è soltanto una rete che può essere scavalcata in qualsiasi momento. Mi domando anche quanto si sia speso per risistemare la casa che si trovava in pessime condizioni». (a.a.)
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