Il Tirreno

Prato

Muoversi in città per i non vedenti è un’avventura

di Camilla Bernacchioni
Riccardo Santini ex presidente dell'Unione italiana ciechi di Prato
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Riccardo Santini ex presidente dell'Unione italiana ciechi di Prato

Prato, l’Unione Italiana Ciechi e Univoc segnalano alcune delle principali criticità che incontrano seicento pratesi

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PRATO. Quante insidie possono nascondere le nuove tecnologie. Almeno per chi ha disabilità alla vista. E a Prato ce ne sono almeno 600 tra non vedenti, ipovedenti e persone con malattie agli occhi. Per loro l’era del ‘touch screen’ (lo schermo tattile) – dai sistemi taglia-code negli uffici, agli ascensori, alle biglietterie - più che un aiuto è un ostacolo.

«Siamo sempre noi a rincorrere le novità, mai che qualcosa venga già pensato anche per i non vedenti» – spiegano Massimiliano e Sauro della sezione di Prato dell’Unione Italiana Ciechi e ipovedenti che insieme a Univoc (l’Unione nazionale dei volontari pro ciechi) raccontano le tante difficoltà quotidiane, prima ancora della tecnologia, che devono affrontare per vivere una vita indipendente. A cominciare da barriere architettoniche di ogni tipo. Le applicazioni per cellulari per esempio sono di grande aiuto. Specialmente per utilizzare i trasporti pubblici. Ma non a Prato dove la Cap, nonostante averla annunciata a luglio alle associazioni, ancora non si è dotata di un’applicazione per indicare oltre alla posizione del passeggero, percorsi, fermate vicine, biglietterie, ecc.

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«Senza contare che nei mezzi più vecchi la voce registrata che annuncia le fermate di solito non viene attivata se non quando l’autista si accorge della nostra presenza a bordo». La linea extraurbana, nemmeno a parlarne. Lo stesso sito internet della Cap, continua Massimiliano «è un esempio di inaccessibilità per i non vedenti!». A proposito di fermate: «alla stazione centrale gli autobus saltano quasi sempre l’ultima e vanno diretti al parcheggio, lasciandoci in pratica in mezzo di strada!». Anche quando ci sono progetti come “Prato Mi Aiuta” non tutto è come sembra: almeno per la convenzione con i taxi che anno dopo anno – la convenzione viene rinnovata ogni sei mesi - si è ridotta a un blocchetto a persona (con 5 buoni sconto da 5 euro). A ogni corsa effettuata con il taxi si può, in sostanza, usufruire di uno sconto sulla tariffa ordinaria della corsa di 5 euro, sia in orario giornaliero sia notturno e nei festivi, consegnando l’apposito tagliando. «A Prato dopo le 20,30 e nei giorni festivi non ci sono mezzi pubblici, quindi non abbiamo alternativa che il taxi!» precisa Francesca di Univoc. «Ci è sembrato un taglio davvero eccessivo! Cosa ci facciamo con un blocchetto?”» .

Tante barriere anche nei luoghi pubblici. «Al nuovo ospedale Santo Stefano ci hanno chiesto una consulenza, abbiamo dato il nostro contributo per una migliore accessibilità e poi non è cambiato nulla – racconta Francesca Rosadini presidente della Uic di Prato – non basta fare una mappa in rilievo per renderla accessibile ai non vedenti, e non si trova; è sempre così, ci chiamano per un parere e chissà perché le nostre proposte sono sempre complicate da fare».

Prato insomma una città non per tutti. «La barriera più grande rimane la mancanza di educazione civica – concludono in coro – in genere chi ci aiuta sono gli stranieri, forse perché si sentono diversi anche loro. Non facciamo queste richieste solo come non vedenti, ci sono sempre più anziani che hanno problemi di vista, le malattie oculari come la maculopatia, sono in aumento».

©RIPRODUZIONE RISERVATAi

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